
PUNTO 15 – Per perpetrare la loro specie immonda, i Vampiri corrompono il corpo delle vittime, ma soprattutto la loro mente, prendendo ignari giovani per renderli mostri.
Quando Veronika tornò nell’appartamento, trovò Samael già vestito e con gli occhi fissi sul computer: «Che bella cosa la cronologia dei file», disse lui chiudendo lo schermo sulla tastiera.
La donna posò il cesto degli abiti puliti e asciutti e rimase col capo chino: «Sono stata ingiusta, lo so e mi dispiace, ma se ti avessi chiesto informazioni, me le avresti date?»
«Solo ciò che è necessario all’indagine. Ma ormai hai visto più di quello che agli umani è concesso. Vuoi chiedere qualcosa?»
«Selim non è il tuo nome, vero?»
«È il nome di mio padre, che mi chiamò Khalid… Khalid Ibn Selim Ibn Azeem.»
«E sei… sei Samael di Tanis?»
«Sono io. La Gherusia riteneva indispensabile assistervi nel miglior modo possibile e, per forza di cose, sono dovuto venire io. Il mio volto non è mai stato reso noto, mentre Etienne lo si trova anche stampato sugli slip di fanciulle e ragazzini adolescenti», Veronika sorrise appena, ma lui incalzò. «Ora tocca a te. Cosa hai detto al tuo superiore?»
«Niente», sentenziò con una scrollata di spalle. «Tu resti Selim e basta. Non gli serve conoscere il tuo volto o chi sei. Quanto a me, so che potrai togliermelo dai ricordi, quando avremo finito.»
«Lo farò, infatti.»
Veronika rabbrividì a quella rivelazione.
Neanche lui si fidava e la detective non riuscì a quantificare la delusione di quella breve e feroce frase.
Si era aspettata un’apertura, l’assicurazione che la fiducia gli avrebbe fatto mantenere un rapporto con lei anche dopo l’indagine, invece il vampiro voleva distruggere ogni ponte e non lasciare nulla di sé in quel mondo.
Avrebbe anche dimenticato tutto, prima o poi, ma al momento voleva sapere: «Chi è Tessa?», chiese alla fine.
Samael si portò alla finestra, osservando le stelle in un cielo ormai rasserenato dopo neve e pioggia: «Mia figlia. La figlia che sarei stato orgoglioso di avere, se non si fosse uccisa a sedici anni», disse appoggiando la mano al vetro, con la testa china, abbandonata a contemplare il pavimento.
Era un atteggiamento così umano, che passava dall’empireo al terreno, dalle stelle al tappeto a buon mercato, dalla vastità del cosmo e delle sue possibilità, all’anonima finestra di un condominio.
«È giunta qui come un tornado e in pochi giorni ci ha riuniti, ci ha resi gli alleati che siamo ora e ci ha dato le risorse per resistere alla guerra», e tacque abbastanza a lungo da far capire a Veronika quanto dolore stesse provando quel vampiro nel parlare di lei.
La poliziotta si fece coraggio e avanzò fino ad affiancarsi a lui, che tuttavia non si mosse: «Come giunse qui? Da… da dove?»
«Lei veniva da… un mondo parallelo. Da ciò che accade quando una persona compie una scelta cardine, in grado di influenzare il futuro. L’universo allora risponde facendo vibrare quella scelta su armoniche differenti e così ognuno di noi giunge a esistere in entrambi i mondi. Ucronia.»
«Ucronia», sussurrò lei, spaventata dalle sue stesse parole. «E qual è il mondo vero? Il nostro o il suo?», chiese lei, che sentì il tremore dell’emozione pizzicarle le dita. «N-Noi non siamo reali?»
«Entrambi i mondi sono veri e io… se mi concentro… a volte riesco a vederla attraverso i miei stessi occhi, gli occhi di quella vibrazione di me che può starle accanto e lei… è così felice…»
Rimase in silenzio, a capo chino, col braccio teso e puntellato al vetro, che ne celava in parte il profilo, ma Veronika era persuasa che stesse reprimendo le lacrime, il rimpianto di aver perduto qualcosa di importante.
Quando stava per dirgli la cosa più stupida del mondo, ovvero che le dispiaceva, lui si rialzò e si allontanò in fretta, tornando verso il computer: «Non posso spiegartelo meglio di così perché stiamo ancora studiando tutto quello che lei ci rivelò nei pochi giorni in cui rimase con noi. Con un lungo dossier cercò di riassumere quello che aveva scoperto nella sua realtà, tutto quello che avevamo vissuto insieme e fu solo grazie a lei che riuscimmo a salvare ciò che abbiamo di più importante… la nostra storia.»
«Ma come arrivò qui e come se ne andò?»
«Fu una decisione… superiore.»
«Lucifero e Metatron», gli venne incontro. «Lo ha detto nel filmato.»
«Non posso dirti altro, Nika, mi dispiace.»
Era persuasa che gli dispiacesse davvero e non riusciva a spiegarsi come mai ne fosse convinta senza alcun dubbio, ma Samael si stava aprendo con lei, finalmente.
Si voltò a guardarla: «Non mi credi?»
Glielo stava chiedendo.
Questo significava che non voleva frugarle nella testa per ottenere la risposta vera e quello, ai suoi occhi, era un’enorme dimostrazione di fiducia.
«Ti credo», rispose lei. «È solo che pensavo a… Tessa, al peso che ha su quelle spalle», e vide che Samael la stava fissando, dandole la massima attenzione.
Veronika si sedette sul divano, raccogliendo le gambe, piegate di lato, sulla seduta: «In quel filmato sembra così dolce, così innamorata di te da non sapere come dirtelo. Ho visto tutto il dolore della consapevolezza che vi avrebbe dovuti lasciare e la vergogna del pensiero che sono certa avesse nel cuore… sarebbe stata contenta di tornare al suo mondo e non riusciva a perdonarselo.»
«Sì», disse lui, come unica ammissione. «Ma ho accettato di perderla, sapendo che comunque non l’avrei fatto perché da un’altra parte, siamo una famiglia, i miei figli sono vivi e questo mi basta.»
«Ma non sei tu a vivere felice in quel mondo.»
«Non importa, Veronika. Forse un giorno le due realtà collasseranno di nuovo una nell’altra e tutto si sistemerà.»
«È… è possibile?»
«In teoria, ma nemmeno noi sappiamo altro, stiamo ancora approfondendo gli studi, ma la guerra ci ha privato di molte risorse. Parecchi studiosi sono morti e, con loro, tutta la conoscenza che avevano accumulato. Quindi noi stiamo ripartendo da lontano e ci muoviamo piano.»
«Grazie di aver condiviso questo con me, Samael.»
Era la prima volta che lo chiamava col suo vero nome e lui non negò, anzi fece un assenso composto e nobile: «Posso essere certo che non dirai nulla al tuo capitano?», chiese di nuovo.
«Non lo farò, hai la mia parola.»
«E tu la mia. Non ti metterò mai volontariamente in pericolo. Sono venuto qui pensandoti un nemico, il solito umano ottuso e violento che ho imparato a combattere in questi anni di guerra, ma prima che partissi, Corday mi ha detto una sola frase.»
Si prese del tempo e Veronika si aggiustò sul divano, tradendo la sua impazienza: «Cosa?»
«Non possiamo fare altro che cercare di rendere migliore questo mondo, Veronika. Aggiustare ciò che è rotto, recuperare ciò che è perduto e riportare l’equilibrio delle origini. Ora voi sapete di noi, proprio come un tempo, prima che la storia dimenticasse quel passato e dobbiamo ripartire da qui, da queste macerie, per ricostruire.»
*
Veronika calò il coltello sulla fajita di pollo, segandola a metà con un taglio diagonale.
Aveva consegnato il rapporto al Capitano via e-mail poco dopo la mezzanotte che sanciva l’inizio del 19 dicembre e, solo dopo il dovere, si era concessa di riscaldare la cena messicana da asporto.
«Mangi molto», constatò lui, «ma male, come tutti gli americani.»
«Hai paura che ingrassi troppo?»
«No, fai bene a mangiare, c’è più sangue in circolo!»
Il coltello le sbandò sul piatto ed emise uno stridulo rumore.
Alzò gli occhi.
Il vampiro rideva di sottecchi mentre faceva zapping col telecomando, ma si fermò sulla NBC per seguire il rimbalzare della notizia di Gordon.
Lungo Grove Street, davanti al Municipio, una nutrita folla si era assembrata spontaneamente per chiedere maggiore protezione e sicurezza.
Una donna in prima fila, che indossava una maglietta col volto del predicatore James Burrows sbiadito dal tempo e dai lavaggi, che recitava il motto «o noi o loro», venne intervistata: «Svegliatevi!», urlò nel microfono. «Lo vedete? Sono anni che lo diciamo e ci prendono per visionari ma è tutto vero! Aprite gli occhi, non ci dicono la verità! La guerra è stata tutta una montatura!»
Il giornalista, imbarazzato, cercò di fare chiarezza: «Ma signora, non può negare la guerra!»
«Fu tutto recitato! Un modo per tenerci in casa e intanto organizzare il massiccio spostamento di mezzi e creature per metterle in salvo sulle navi!»
«Ma allora se avvenne tutto questo, come giustifica i combattimenti per le strade anche della nostra città?»
«Tutto combinato! Serviva che questi animali creassero un diversivo, instillassero la paura, per il vero scopo, perché loro e i poteri forti potessero accordarsi alle nostre spalle per affossare l’economia e ingrassare le lobby farmaceutiche e quelle di armi. E intanto noi morivamo di stenti! Apri gli occhi, non essere servo del sistema!»
Esaurito il suo delirio, la donna riprese a fischiare e a camminare col corteo.
«La società ha preso una strana deriva mentale e sociale, se arrivano a negare la guerra», notò Samael, pensieroso.
«Prima che scoppiasse, in molti negavano l’olocausto, se ricordi. Hanno solo spostato target. Comunque Burrows non diceva proprio questo», osservò Veronika.
«Ma i suoi eredi sì, per lo meno da quello che ho capito in quella riunione ieri notte», e cambiò canale. «Ma con le religioni funziona così. Quante persone si dicono cristiane e poi usano rituali pagani per la buona sorte o cristalli e tarocchi, reinterpretando il messaggio divino secondo la loro necessità? La religione è una richiesta di sicurezza nei confronti del dolore della vita e dell’orrore per la morte, non una verità rivelata e ognuno se l’adatta come meglio crede e desidera.»
«Non è solo quello. Secondo Burrows i soprannaturali schiavizzavano i potenti per farli lavorare per loro.»
«Il che non è totalmente sbagliato», sentenziò lui, omettendo ogni altra spiegazione.
Veronika rimase lì, con la bocca socchiusa e il respiro bloccato nei polmoni ad attendere una rivelazione che non giunse, dunque espirò e tornò a dedicarsi alla sua cena.
Samael fermò il vagare dei programmi su un canale minore.
In uno studio essenziale, un veterano di guerra esibiva con orgoglio il suo moncherino di gamba, raccontava di come un vampiro l’avesse azzannato al polpaccio e lui si fosse amputato la gamba con l’aiuto dei suoi uomini, per evitare il contagio.
Scrollò il capo, rassegnato, poi voltò il profilo verso di lei: «Da sempre noi vampiri siamo connessi alla società umana ed è capitato più di una volta che manovrassimo i potenti. A volte per sopravvivere, a volte per orientare la storia verso un futuro che non fosse di distruzione. Viviamo tra di voi e manipoliamo la storia e le vostre vite per il nostro bisogno più di qualsiasi altra razza», lasciò che la televisione continuasse a parlare in sottofondo. «I Samael sostennero il Saladino, ai tempi delle crociate, il clan di Bernardo Bentivoglio parteggiò per Re Raimondo, alcuni vampiri scelsero Hitler e altri Churchill», e si voltò a guardarla con gli avambracci sullo schienale del divano.
Lo stava fissando con la bocca aperta e il coltello in mano, sospeso a mezz’aria: «Non… non è possibile, non ci credo. Nessuno si è mai accorto di nulla?», e lo guardò fare un cenno negativo. «E quando… insomma quando sarebbe successo? Fammi un esempio!», lo sfidò.
«Uno dei più recenti atti di dominazione di massa fu durante l’epidemia di influenza che chiamarono Spagnola. Per evitare che tutti moriste, iniziammo a imporci sulle menti di medici, politici e giornalisti, per far passare il messaggio di restare confinati in casa e limitare il contagio. Noi soffrimmo la fame, molti vennero addormentati, perché per due anni non ci fu abbastanza cibo per tutti, ma alla fine l’epidemia passò. E di nuovo dominammo le menti per spingervi a procreare e a riportare il numero di umani ideale per i vampiri.»
«Quindi è vero, ci avete manipolati!», sbottò lei, con le mani che si aggrapparono al pianale della cucina.
Non sapeva più cosa credere!
Samael le aveva detto e dimostrato che molto di ciò che il governo aveva diffuso erano menzogne, eppure ora, su ciò che era più importante, riceveva una conferma.
I vampiri manipolano gli uomini!
Già, che idiota, come aveva potuto pensare che, solo perché Samael si era presentato così controllato e posato, tutti fossero così.
«Se non fossimo intervenuti, sarebbe morta almeno la metà della popolazione mondiale.»
Veronika si arrese, abbassando il capo e il tono di voce: «Scusami… Come tutti, anche io ho bisogno di trovare un nemico che sia completamente condannabile. Ne ho bisogno per non impazzire tentando di capire chi ha ragione o torto.»
Anche lui però fece un passo indietro: «Ma la storia non è mai tutta nera o bianca. Alcuni vampiri manipolarono gli uomini spinti da buoni propositi, per esempio per evitare che vi autodistruggeste, altri dal tornaconto personale, non posso negarlo.»
«Mi stai dicendo che… che non tutto ciò che è avvenuto nella storia è merito o colpa vostra?»
«Lo sto dicendo. Uno dei più grandi errori commessi, fu quello di non bloccare la scoperta della bomba atomica, per esempio», le disse indicandole la cena. «Mangia che si fredda.»
«Dici che senza di voi ci saremmo già autodistrutti?», chiese quasi ironica infilandosi in bocca la fajita, cui assestò un generoso morso.
Doveva farlo, o lui avrebbe visto il tremore del mento e il dubbio nel suo sguardo.
«Mh. Certo che vi sareste distrutti. E più di una volta!»
Samael allungò il braccio armato di telecomando verso il televisore e cambiò ancora canale: «…e non è da escludere che nel sottosuolo delle città ci siano altri vampiri sfuggiti all’epurazione, così come alcuni Licantropi o Fate siano celati nelle foreste e nei luoghi più impervi», disse un esperto dal rassicurante completo di tweed e un deciso accento londinese.
Di nuovo cambiò.
«…si sta perdendo di vista il punto focale», stava dicendo una moderatrice, che cercava di mettere pace tra due uomini posti ai lati di una lunga scrivania a forma di Tao. «La legge Boyle, che non stiamo assolutamente contestando, autorizza i capi della polizia delle città o gli sceriffi a istituire un processo e comminare una pena. Questo avrebbero dovuto fare con il vampiro. La giustizia a furor di popolo non può essere ammessa in un paese civile.»
«Eppure c’è una interrogazione del congresso che vorrebbe abolire la legge Boyle, o per lo meno ridimensionarla in virtù delle mutate condizioni sociali e di sicurezza, a due anni dalla fine della guerra», intervenne uno dei due.
«E si vede come sono cambiate!», ironizzò l’altro. «Oggi è un piccolo mostro nelle fogne di San Francisco. Un mese fa l’avvistamento di Licantropi nella foresta amazzonica. Quante altre prove servono per capire che non è finita? Non siamo ancora al sicuro. La legge Boyle non può essere abolita.»
La moderatrice sollevò una mano: «Tuttavia potrebbe essere rivista. Attualmente il potere in mano ai capi di polizia e agli sceriffi è tale che sono praticamente dittatori militari.»
«Sì, ma eseguono le leggi federali, non le proprie, non paragonateli a un Pinochet», obiettò l’uomo.
Il primo interlocutore, il progressista, aprì le braccia: «E ci mancherebbe altro! Il problema è che, in guerra, questa dislocazione del potere accentrato tutto nelle mani di un singolo, aveva un senso pratico per la difesa delle città, adesso non c’è più motivo e l’amministrazione della giustizia e la difesa devono tornare agli organi competenti.»
Altro cambio.
Un predicatore infiammava una folla di fedeli invocando Dio contro gli abomini di origine infernale, a lui chiedeva di salvare tutti gli umani bravi cristiani e di bruciare le bestie di satana proprio come era stato fatto a San Francisco.
Finito di mangiare, Veronika si accomodò sul divano con una birra fredda in mano: «Nessuno ha mai detto nulla sulla vostra origine. Tra le teorie complottiste sulla nascita dei soprannaturali, la più gettonata è quella secondo cui verreste dall’inferno.»
«Abbiamo perso notizie definitive sulla nostra genesi da due mila anni», tagliò corto lui. «Ma anche prima la vera natura della nostra e delle altre razze è andata perduta. Se Tessa fosse rimasta più a lungo, forse ci avrebbe detto cosa è già stato scoperto nel suo mondo. Parlava dei demoni con tale naturalezza che pensai che si fossero rivelati da tempo.»
«Quindi esistono?», chiese lei con una punta di terrore nella voce. «Angeli e demoni…»
Samael fece solo un impercettibile cenno di affermazione e lei continuò: «Come mai non sono scesi in guerra?»
«Ogni volta che i Celestiali combattono, i mondi vivono grandi estinzioni di massa.»
All’ennesimo Amen della congrega, Samael cambiò velocemente canali, uno dopo l’altro.
«Non siamo sicuri! Neanche nelle nostre case!»
«Loro ci controllano, sanno tutto di noi e come prenderci e anche chi prendere!»
«Sono decenni che ci allevano per nutrirsi di noi! Hanno le mani nella medicina e nella politica. Ci pensi bene. Quale obbligo medico ci ha resi tutti schedati?»
Samael fermò il dito nervoso sul pulsante e, dopo un istante, il giornalista rispose: «Le vaccinazioni obbligatorie?»
«Esatto!», disse l’esperto illuminandosi in volto col corpo che quasi saltava sulla sedia. «Con la scusa delle vaccinazioni di massa ci hanno iniettato microchip di controllo, mentre coi prelievi hanno preso il nostro DNA, ci hanno classificato e hanno saputo tutto di noi. Hanno assaggiato il nostro sangue delle donazioni. In questo modo, con il chip e con la schedatura, hanno potuto rintracciarci e prendere proprio le prede che desideravano, quando lo desideravano. Lo capisce che siamo ancora tutti loro schiavi? Che non è vero che sono partiti sulla nave? Sì qualcuno c’è salito e si sta facendo la crociera, ma gli altri sono tutti qui e tirano le fila come sempre, di nuovo nascosti e protetti dai poteri forti.»
«Per quale motivo i politici dovrebbero proteggere i soprannaturali?»
«Ma è chiaro, il sangue dei vampiri può curare, rendere immortali. Immagini magnati dell’industria, banche e farmaceutiche col potere di accedere alla vita eterna; in eterno potrebbero controllarci e continuare ad ammassare soldi e potere.»
Samael si allungò sul divano, proprio accanto a lei, che lo guardò: «È davvero così?»
«Non chiedermelo, non ancora. C’è un punto oscuro nella genesi della guerra che non posso ancora rivelare.»
«D’accordo», concesse lei. «Mi fido di te.»
Le parve di cogliere un accenno di distensione in lui, forse anche sollievo, come se avesse tolto una maschera o un peso dal cuore e fu lieta che quelle sue semplici parole avessero sortito un effetto così rasserenante su di lui.
Veronika rimase al suo fianco a guardare i programmi televisivi, senza badare alla vicinanza che concedeva, in maniera altrettanto naturale della diffidenza che prima aveva: «Una cosa vorrei però saperla… il sangue… è vero che cura le malattie e le ferite?»
«Mh. Ci chiamano non morti, ci dicono antitesi della vita, eppure il nostro sangue dona l’eternità e, in piccole dosi, senza bisogno di trasformare in vampiri, guarisce ogni ferita e ogni male.»
«Questo non era scritto nei testi del governo. Nessuno ha mai detto per certo che il vostro sangue guarisce, è sempre stata materia da invasati.»
«Pare che vi abbiano mentito su questo e chissà su cos’altro. Prova a chiederti il perché.»
«Non è possibile, non ci credo», disse quasi per istinto, mossa da quell’indottrinamento e dalle certezze granitiche su cui aveva fondato la sua vita negli ultimi anni.
Eppure qualcosa aveva eroso quei pilastri e, mentre faceva prorompere quell’affermazione assoluta, già ne percepiva tutta la debolezza.
«Se un giorno tu scoprissi che, spremendo sangue da un vampiro, potresti restare giovane per sempre, immortale, sana… diffonderesti la notizia o la terresti per te?», e la guardò, mentre sul suo volto i segni di una crisi di coscienza prendevano forma in un pallore alternato a vampate di imbarazzo e, anche se non disse nulla, Samael incalzò. «Esatto. Ed è quello che hanno fatto i bastardi fautori dalla gurra, quello che hanno deciso i governi. Demonizzando noi e chiunque si fosse contaminato con la nostra linfa, impedirono la diffusione di un mercato nero di elisir di lunga vita. Questo è il controllo delle dittature, Nika. Decidere chi vive e chi muore e a che condizioni.»
Samael la fissò scuotere il capo in rifiuto, poi si alzò con un movimento agile e preciso, senza dire nulla.
Veronika lo seguì con lo sguardo mentre raggiungeva lentamente il piano della cucina, dove prese uno dei coltelli da cucina dal ceppo e glielo offrì dalla parte del manico, ottenendo però di farla indietreggiare sul divano fino al bracciolo opposto: «C-che cosa fai con quello?»
«Ferisciti, ti mostro che è la verità.»
«N-no, va bene mi fido», Veronika aggirò il divano passando ben lontana da lui, mettendo diversi metri e ostacoli tra loro, gli occhi fissi sulla lama di acciaio e il corpo irrigidito dall’adrenalina.
Non ne era certa, ma le sembrò di vedere le narici del vampiro dilatarsi.
La stava fiutando.
«Hai paura di me con un coltello in mano?»
«Sì, ti pare così strano?»
«Credi che mi servirebbe un coltello da cucina per ucciderti?»
«C-certo che no…», rispose, ma se ne rese conto proprio in quel momento.
Lui stesso era un’arma.
Abbassò il coltello sul pianale: «Potrei usare le zanne, ma…»
Sì, ti prego.
Quel pensiero improvviso le accese un calore violento nel basso ventre e la irritò quasi quanto la paura; ma come aveva potuto pensarlo?
Arrossì.
Lui le sorrise e posò il coltello nel ceppo: «Guardami negli occhi.»
«V-vuoi controllarmi la mente?»
«No, dannazione no! Guardami e basta!», lei sollevò gli occhi e lui le parlò, con la pazienza dei padri per i figli spaventati: «Io… non… voglio… farti… male», scandì lentamente. «Chiaro?»
«Chiaro. Ma ora cambia canale per favore. Non ce la faccio a sentire ancora queste cazzate.»
Samael accettò il cambio imbarazzato di discorso, evidentemente non avrebbe ottenuto nulla insistendo: «Non seguo i canali televisivi dalla Hermon. Non pensavo che si dicessero queste cose.»
«Le teorie complottiste sorgono per ogni cosa, compreso il fatto che la terra sia in realtà piatta.»
Samael sollevò un sopracciglio: «Perfino quando nacqui io insegnavano che fosse una sfera, come mai questa regressione?»
Veronika sollevò le spalle, senza una risposta da dare, ma gli pose la domanda che le bruciava nel cuore da giorni: «E quando… quando sei nato tu?»
Samael cambiò canale. «Vivo da abbastanza tempo da riconoscere che, tra tutte queste… cazzate, come le chiami tu, una cosa è vera. E se ci fossero davvero dei soprannaturali rimasti qui, consenzienti o prigionieri?»
«Credo che trovare questi ipotetici soprannaturali non sia nelle nostre possibilità al momento», disse, ma la frase avrebbe dovuto continuare in altro mondo, perché era evidente che lui non aveva voluto rispondere.
Veronika sospirò, rassegnata: «Concentriamoci sugli omicidi. Sulla scena ho incontrato Reetha Anne Travis», rivelò e, allo sguardo interrogativo di lui annuì. «Sì, il cognome è famoso. È la sorella di Jubilee, la blogger scomparsa. Abbiamo fatto l’accademia insieme, ma lei si è data alla libera professione come investigatore privato. Sta cercando di fare luce sul destino della sorella da due anni. Ha trovato dei nessi tra alcune vittime. Sarebbero stati collaborazionisti.»
«Una vendetta contro chi ha aiutato i soprannaturali?»
«Secondo lei sì, ma è difficile dimostrare la pista, se quelle persone non sono mai state condannate, com’è possibile che il killer sappia chi prendere? Come li trova? Insomma non c’era un tesseramento associativo per il salvataggio dei non umani!»
«Mh. Vero, c’era la legge marziale per ogni collaborazionista scoperto. Ma è comunque una pista su cui vale la pena indagare. Dobbiamo lavorare sui nomi e i legami tra loro, anche se questa associazione pro soprannaturali non esisteva in maniera ufficiale, se ne potrebbe trovare traccia nel Web, in forum di coordinazione, caselle postali, attraverso proprietà immobiliari in cui riunirsi o elenchi di numeri di cellulare degli aderenti.»
«Questo è un lavoro per il dinamico duo Cavanaugh e Perkins!», affermò Veronika. «I database della polizia funzionano per parole chiave. Possiamo inserire criteri di ricerca e vedere dove ci porteranno.»
«Ci deve essere qualcos’altro però, detective. Se io volessi uccidere un collaborazionista, lo farei e basta, magari torturandolo, ma lo ucciderei con un’arma e farei sparire il cadavere. Per quale motivo dissanguare e mimare l’omicidio di un vampiro e solo quello, senza per esempio simulare anche un licantropo? Perché lasciarli in modo che vengano trovati? Perché dissanguarli?»
«Dove vuoi arrivare Samael?»
«E se questi morti fossero stati dissanguati per un motivo? Se avessero tenuto quel sangue, invece di disperderlo? Stando ai referti, in alcuni casi e non tutti, il corpo risulta lasciato esattamente dov’è morto, senza spostamenti, eppure attorno non c’è una sola goccia di sangue.»
«E cosa potrebbero mai fare con tutto quel sangue? Sfamare dei vampiri prigionieri? Altri Gordon imperfetti e famelici?»
Lui fece cenno negativo, non lo sapeva: «C’è qualcosa che mi sfugge, Nika. Lo so, lo sento.»
Veronika tornò a sedersi: «Prova a distrarti, magari ti verrà in mente. Faccio così quando non trovo qualcosa.»
«Ma io non ho perso le chiavi.»
Lei sorrise e indicò il televisore: «Fermati qui. È una emittente alternativa. Il canale associato all’organizzazione Algiz, che ha sempre sostenuto la possibilità di una pace e accordi coi soprannaturali. La loro sede è qui a San Francisco ed è stata bombardata, ricostruita, data alle fiamme, ricostruita di nuovo, vilipesa in ogni modo e ne sono sempre usciti, a volte trasmettendo dalle case, a volte solo via internet, ma prima o poi tornavano in studio», si rimise a sedere sul divano. «Credo che abbiano perso almeno una dozzina di giornalisti uccisi in circostanze misteriose e altrettanti arrestati. Ma se vuoi un po’ di speranza, ascolta loro. Quello è il dottor Foster, il leader del movimento Algiz per la fratellanza.»
Samael appoggiò il telecomando sul tavolino e si accomodò accanto a Veronika.
La donna si irrigidì al fugace contatto col corpo di lui e prese un gran sorso di birra.
«…dico solo che non comprendo questo clima di odio generalizzato. La guerra è finita e quello era un bambino», lamentò Foster.
«Un vampiro bambino», corresse l’ospite con spocchia, «il che non lo rende meno pericoloso di un apparente adulto.»
«Talmente pericoloso che lo hanno catturato senza alcuno sforzo e giustiziato senza processo.»
«Sono mesi che a San Francisco vengono trovati cadaveri col collo forato da vampiri, quello che lei chiama bambino non è altro che un mostro sanguinario in un corpo piccolo, che ci inganna facendo leva sul nostro atavico senso di protezione verso i bambini. Ma è comunque un assassino acclarato ed è nostro dovere civico perlustrare e bonificare le fogne e qualsiasi zona d’ombra delle nostre città, estendendo le prerogative della polizia attraverso un inasprimento della legge Boyle», la telecamera strinse un primo piano sull’uomo che parlava, «in modo che i poliziotti possano fare il loro dovere e noi possiamo dormire finalmente sereni, in attesa che venga adottata una soluzione definitiva che rimuova il pericolo dei soprannaturali dal mondo.»

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