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“Loro temono ciò che non conoscono e distruggono ciò che temono.”

Memorie dal Buio – Ucronia – Capitolo 22

da | Ago 5, 2026

PUNTO 22 – I vampiri possono nascondersi nella folla e apparire come umani

John e Veronika bevvero molto caffè per avere la lucidità di accettare i nessi che il video di Jubilee mostrava e, alla fine, la detective appuntò lo sguardo sulla propria maschera: «Userò il travestimento per infiltrarmi nella H1, non solo per fuggire.»

Samael la interruppe: «Veronika, no… non è…»

«Devo farlo, Sam. Devo andare alla H1 e vedere coi miei occhi cosa stanno facendo o almeno farmi un’idea di quale sia il loro livello di coinvolgimento nei delitti», poi si rivolse a John. «Ti ringraziamo davvero tanto per il tuo contributo prezioso, adesso ci sposteremo per non metterti ulteriormente in difficoltà e attenderemo che ci concedano un appuntamento per me.»

«Non è un problema, davvero, ora so la verità e capisco molte cose», disse il ragazzo sulle prime, poi fissò Samael e le sopracciglia si aggrottarono in una espressione triste e rassegnata. «Ah, giusto, dimenticherò tutto.»

Si guardò attorno e, quando Samael si avvicinò, prese a respirare affannosamente, senza poter celare la paura che gli saliva dallo stomaco, annebbiandogli la vista.

Il vampiro gli mise la mano sotto il mento, obbligandolo a fissarlo negli occhi.

*

Veronika alzò un poco il volume della radio dell’automobile proprio mentre Hollis veniva intervistato: «…ed è ormai evidente che proporre un’abolizione o anche solo una limitazione alla legge Boyle sia prematuro e poco saggio. La guerra è finita, ma come ci dimostra il caso del vampiro sotto le fogne, non possiamo escludere che altri soprannaturali si aggirino ancora tra di noi.»

«È impazzito?»

Samael, nascosto nel bagagliaio, ascoltava in silenzio.

L’intervista continuò: «Capitano Hollis, cosa ci può dire delle dichiarazioni rilasciate dal misterioso informatore riguardo l’ingresso a San Francisco di un non morto, autorizzato da lei.»

«Non sono mai andato oltre il mio mandato o la legge. La presenza di un esperto, inviato dalla Gherusia, era stata autorizzata dai capi della CIA e dell’FBI e dal nostro stesso presidente Baker», e tirò fuori il documento firmato, «e doveva servire a stanare ed eliminare un ben più pericoloso vampiro che sta mietendo vittime in città da mesi. Uno o più vampiri, questo è ancora da accertare. Pare infatti che quello giustiziato ieri non sia responsabile degli altri crimini e ci chiediamo quanti altri soprannaturali siano rimasti nascosti nelle nostre città, a prescindere dall’accordo siglato nella pace di Boston.»

«Figlio di puttana!», ringhiò Veronika, svoltando di scatto lungo la Freedom Street.

Sul cellulare, trillò il messaggio che confermava un appuntamento alla Human First con la dottoressa Sterling per la mattina successiva, ma lei non ci badò.

«Cosa ci può dire dei fatti riguardanti la Detective Parker? Come mai nel suo appartamento sono stati trovati i corpi di venti soldati carbonizzati?»

«La Detective Parker era stata assegnata al caso e aveva il compito primario di tenere sotto controllo il non morto in visita dalla Hermon…»

«Bastardo, mi sta sputtanando!»

«Tuttavia la mancanza di regolari rapporti sullo stato delle indagini e alcune menzogne emerse nelle dichiarazioni della Detective, ci hanno fatto ritenere le sue scelte viziate da qualcosa di esterno. Da qui l’intervento dell’esercito per mettere in sicurezza lei e il non morto, considerato ormai fuori controllo.»

«Cosa intende con viziate? Che fosse sotto dominazione mentale?»

«Conoscendo e stimando la collega, voglio sperare di sì. Diversamente si tratterebbe di tradimento e verrebbe trattato come tale. In ogni caso, al momento la Detective è irreperibile e probabilmente si nasconde insieme al non morto.»

«Le forze di polizia che lei comanda la stanno cercando?»

«Naturalmente, è considerata armata e pericolosa e ci stiamo muovendo coi mezzi che ci restano, dopo la strage immotivata di ventiquattro ottimi soldati, figli americani. Abbiamo infatti anche la necessità di dislocare risorse per mantenere l’ordine cittadino durante le manifestazioni e le aggregazioni spontanee sorte nella giornata di oggi. Chiedo dunque a tutti i manifestanti, di tutte le filosofie, di disperdersi e tornare a casa, al fine di lasciarci fare il nostro lavoro in serenità. Comunico che, in ogni caso, ho già richiesto altri contingenti dall’esercito e che mi sono stati accordati. La situazione in città verrà riportata in breve tempo alle condizioni ottimali.»

«Lurido stronzo!», disse infine Veronika e inchiodò davanti a un cinema che sulle locandine mostrava, invece dei soliti film patriottici a base di violenza, azione e principi ipocriti, bandiere con la runa celtica della fratellanza, simbolo dell’Associazione Algiz, che ne aveva sposato nome e significato.

Un cartellone variopinto annunciava una riunione straordinaria, con relatori di eccezione come il Dottor Foster, presidente dell’associazione e uno dei principali interlocutori in ogni dibattito televisivo e la giornalista Annelise McCullen.

«Fanculo!», disse la donna picchiando i pugni sul volante.

«Stai calma Veronika», la blandì Samael, scivolando fuori dal bagagliaio per andare a sedersi accanto a lei. «Era ovvio che Hollis dovesse disconoscere la situazione per pararsi il culo.»

«Non posso credere che mi abbia davvero abbandonata, lo conosco da due anni.»

«Lo conosci davvero? In fondo è solo il tuo capo a lavoro.»

«Non solo, ogni tanto organizzava vacanze e pic nic per farci socializzare. Credevo ci tenesse ai suoi uomini. Quando era nei Marines era dipinto come il primo a entrare in azione e l’ultimo a lasciare il campo, senza che mai nessuno venisse abbandonato.»

«Ascoltami, se questa intervista era solo un modo per depistare i giornalisti, troverà il modo di contattarti, fino ad allora consideralo un nemico.»

«E fino ad allora ci servono altri amici sicuri.»

«Mh», borbottò lui guardando il cinema. «È una tua idea e ti seguirò, anche se non credo cambierà nulla.»

«Mi hai giustamente detto che avevamo bisogno di aiuto. E loro sono gli unici di cui possiamo fidarci. Secondo John hanno i mezzi tecnologici che ci mancano e di sicuro hanno la volontà di fare giustizia.»

Guardò in fretta il cellulare: «Appuntamento confermato, perfetto… Ah e Reetha è già dentro.»

L’ingresso al cinema era libero e il clima che si respirava dentro la hall era di gioiosa serenità, aspettativa e speranza.

Sul palco, una donna arringava la platea sull’enorme opportunità data dalla presenza di un soprannaturale in città.

«Chi è quella smilza?», chiese il vampiro.

«È la McCullen, corrispondente di guerra e ora convinta pacifista e in prima linea nell’associazione Algiz per l’integrazione dei soprannaturali.»

Reetha fece un cenno di saluto dalla distanza e li raggiunse, restando a lungo a fissare Samael, per lo meno finché Veronika non richiamò la sua attenzione con un abbraccio: «Sono felice che tu sia venuta. Hai qualcosa per me?»

«Ah… sì… eccome! Ci avevi visto giusto, tutti gli scomparsi sono stati alla Human First, i familiari hanno confermato! Cosa c’è sotto? È qualcosa di enorme se c’è di mezzo quel colosso assicurativo!»

«È qualcosa che devo ancora collegare e confermare.»

L’investigatrice alternò lo sguardo da Veronika a Samael: «Cosa farai ora? Infiltrazione?»

Veronika rimase a bocca aperta.

Reetha era sempre stata molto intuitiva, ma vedere il suo piano rivelato così facilmente le faceva pensare che fosse prevedibile.

Samael fece un sottile cenno negativo e lei abbozzò una scusa: «Non ne ho i mezzi ormai», e dopo una breve pausa, sfoderò una bella menzogna. «Pensavo di fare un video di denuncia e metterlo sulla rete.»

«Te lo bloccheranno prima che tu possa anche solo soffiarti il naso, come hanno fatto con Jubilee.»

«Ci devo almeno provare. Grazie di tutto Reetha, spero di rivederti presto.»

«Perché non dovresti?», chiese sulle prime, poi alzò il capo. «Oh, capisco, devi sparire dopo quello che ha detto quel coglione di Hollis.»

«Stronzo sì, ma coglione non credo. Sembra anzi aver calcolato ogni cosa», disse estraendo una chiavetta USB dalla tasca. «Tieni, questa è per te.»

«Cos’è?», chiese osservandola e rigirandola tra le dita.

«L’ultimo messaggio di tua sorella», le disse e la guardò negli occhi spalancati di stupore. «Cercheremo di rimetterlo in rete, ma intanto quello è solo per te, come ricordo.»

Le lacrime si gonfiarono tra le ciglia di Reetha e lei le lasciò libere di scorrere, senza vergogna, senza castigarle nella disciplina, e si gettò tra le braccia dell’amica: «Grazie! Grazie!»

Quando si staccò fece lo stesso con Samael: «Gr…»

Lo aveva avvolto con quella presa spontanea appoggiando la guancia sul suo petto e lui non si era mosso, ma Rheeta si immobilizzò, a occhi spalancati e aprì lentamente le braccia, indietreggiando.

Nei suoi occhi lo stupore lasciò il posto alla consapevolezza e un debole sorriso sbocciò sul bel volto da irlandese: «Grazie», ripeté con maggiore compostezza.

Fece due passi indietro, guardò la chiavetta nel palmo della mano, la strinse e si affrettò fuori dal locale.

Veronika iniziò a farsi largo verso il retro del teatro, ma Samael si fermò ad ascoltare la donna che camminava avanti e indietro sul palco, gesticolando come un’imbonitrice: «Non è poi tanto diversa dal Reverendo che porta avanti la crociata di Burrows», disse guardando poi la poliziotta.

«Non dirlo troppo forte qui dentro però!»

La donna sventolò un foglio: «Ieri avevamo solo le parole di un soldato a testimoniare l’arrivo di un vampiro in città. Oggi abbiamo la conferma del Capitano della polizia cittadina! È notizia di pochi istanti fa.»

Il brusio cresceva mentre lei parlava, alzando la voce man mano per sovrastare l’ovazione della platea: «Abbiamo un non morto qui, tra noi. È la nostra occasione di far sentire a lui, in quanto rappresentante della Hermon, il solidale abbraccio del popolo che sa amare e che vuole pace e fratellanza. Un popolo che ragiona con la sua testa, che sa quante bugie ci siano dietro le vittime di questi mesi. Nessuno di noi crede in un assassino vampiro. Nessuno di noi vuole un altro rogo di bambini in piazza.»

Dietro di lei, le immagini dell’esecuzione di Gordon iniziarono a girare a ciclo continuo, da diverse angolazioni, riprese con telefonini e messe subito in rete.

«Andiamo?», chiese Veronika e lui la mise in attesa con un cenno.

«Il giorno in cui ti ho lasciata sola alla Morgue, ho camminato per la città e ho visto una riunione come questa, ma degli eredi di Burrows.»

«Gli Integralisti Biblici?»

Samael annuì: «Quella notte mi sono convinto che l’umanità non avesse speranza, ma qui… qui va bene. Qui sono sulla strada giusta. Inizio a credere che ci sia un futuro e che tu abbia ragione.»

Veronika gli strinse la mano e rimasero affiancati a sentir parlare Annelise.

«Eravamo andati in pace in Liberty Plaza per manifestare il nostro dolore per il brutale assassinio di un bambino. Un bambino vampiro, certamente, ma pur sempre un bambino, forse solo e di sicuro disperato. Ci hanno scacciato dalla piazza, ma questo spazio è nostro e qui nessuno potrà intimorirci o minacciarci. Siamo tutti fratelli e sorelle in questo mondo, tutti ospiti della madre terra e abbiamo il dovere morale di vivere in armonia tra noi e con essa, e gridare a piena voce che non accetteremo mai più odio e guerra! Mai più menzogne e strumentalizzazioni! Mai più un’altra Boston nel futuro dei nostri figli!»

La platea era così gremita di manifestanti, che Veronika faticava a stare in piedi e, quando il teatro esplose in un boato di approvazione, l’agitarsi dei corpi la rimandò indietro, proprio contro Samael che le stava alle spalle a protezione.

«Togliamoci di qui, ho fretta di incontrare Foster!» gli disse e si fece largo a spinte, puntando il palco e il servizio di sicurezza che difendeva i relatori, mentre Samael rimase indietro, tra i manifestanti in platea che dondolavano al ritmo di una vecchia canzone di John Lennon, Imagine, le cui parole restavano un inno indiscusso alla pace e alla fratellanza.

La donna parlò a lungo col buttafuori, ma alla fine ebbe libero accesso al retro del palco.

Quando si guardò alle spalle, rimase spiazzata dalla mancanza del vampiro, rimasto tra la folla, che lo circondava mentre lui, restava immobile, attorniato dalla massa di cuori pulsanti che ignoravano di avere accanto una creatura antica come la storia, proprio quella creatura che invocavano tutti al grido: «Vieni da noi!» 

Veronika lo osservò senza intervenire.

Avrebbe resistito alla tentazione di essere ammirato e adorato da una folla di oltre duecento umani pronti a tagliarsi le vene per lui?

Una donna accanto a lui lo stava guardando, troppo fissa e troppo sospettosa per non avere delle congetture in mente, ma lui non aveva occhi che per il palco e quel momento cardine che la giornalista stava annunciando.

Le testimonianze.

Il primo testimone a prendere il microfono fu un uomo che aprì un cofanetto, estraendo una medaglia al valore militare: «Sono il sergente Miller, Marine in congedo e questa è una medaglia sporca di sangue innocente. La diedero a tutto il mio battaglione per aver sterminato una tana di Licantropi a Mount Diablo. Hollis era il nostro comandante. Ci andammo l’indomani di una luna piena, pensando di trovare belve assassine assetate di sangue, invece trovammo famiglie terrorizzate e sperdute, braccate e odiate. Tutti spararono perché il Capitano Hollis lo ordinava. Io sparai piangendo, perché non ero più io, ero una macchina senza volontà nelle mani di un sistema che ha sbagliato. Sparai, ma sapevo che avrei dovuto espiare quella colpa per il resto della mia vita. Mi impedirono di presentare richiesta di congedo e dovetti fingermi folle e passare i successivi sei anni in un istituto psichiatrico, per ottenere di poter abbandonare quel tritacarne che è l’esercito.»

Samael si sentì sfiorare la mano e abbassò lo sguardo verso un bambino che, dopo averlo toccato, si rifugiò contro le gambe del padre: «Ha la mano fredda!»

Anche l’uomo prese a guardarlo con insistenza e Veronika notò che entrambi si erano allontanati di un passo e, sebbene la folla si fosse disposta in maniera omogenea, proprio attorno a Samael c’era un vuoto sospetto.

Sul palco, il veterano stava ancora arringando il pubblico: «Io non ci sto, amici. Nessuno mi deve manipolare ancora. Nessuno mi deve togliere la capacità di giudicare. Nessuno mi deve impedire di dire no a qualcosa che contraddice la mia morale. La mia missione nella vita ora è solo una. Portare la mia testimonianza in ogni angolo del paese e gridare a gran voce mai più! Mai più!»

La platea ripeté quelle due parole fino all’arrivo del successivo testimone.

La donna si voltò di nuovo per controllare Samael, ma il posto in cui si trovava fino a un attimo prima, era vuoto.

*

«Detective Parker», disse un uomo corpulento, che una solerte truccatrice stava incipriando. Si stava preparando alla sua apparizione e, accanto a lui, una decina di persone tra parrucchieri, registi e addetti alle luci si muovevano in un apparente caos. «Il suo Capitano ha appena dichiarato in televisione che lei è fuggita con il vampiro. È qui con lei?»

«È in platea», ammise con un sorriso e tutti corsero a guardare il pubblico attraverso le quinte del palco, percorrendo i volti in cerca di qualcosa di innaturale e perfetto. «Le cose sono molto più complesse di quanto immagina, Dottor Foster.»

Lui tornò a sedere al tavolo da toeletta e offrì la seconda sedia a Veronika: «Bart dice che ha qualcosa per la causa. Qualcosa di grosso. È il vampiro?», domandò e, quando lei fece cenno di no, lui si mostrò dubbioso. «Definisca cos’è per lei grosso.»

Veronika mostrò la chiavetta: «Il filmato originale di Jubilee Anne Travis.»

Lo staff bloccò immediatamente la ricerca di Samael nei volti del pubblico per restare immobile a guardare quella chiavetta USB come fosse il Santo Graal, ma Foster la squadrò con sospetto: «Non le chiedo come l’ha avuta e verificheremo ovviamente che sia davvero originale. Ora mi dica cosa vuole in cambio?»

«Innanzitutto voglio che dia massima diffusione al filmato. Dovete metterlo in rete e farlo rimbalzare su così tanti server, che dovrà essere impossibile per chiunque cancellarlo. Sulla chiavetta troverete anche un mio filmato in cui spiego tutto ciò che abbiamo scoperto finora, ma quello dovete passarlo in rete solo nel caso che io muoia. Se invece riuscirò ad andare in fondo all’indagine, avrete un nuovo e più esauriente messaggio per i posteri.»

«D’accordo Detective. Ha la mia parola.»

«E mi serve anche un’altra cosa. Dovete darmi supporto nelle indagini coi mezzi di cui disponete. Come avete visto, adesso sono sola contro il sistema.»

Infilò la chiavetta in un laptop, facendo partire il filmato.

In pochi istanti, tutti si trovarono testa a testa ad ascoltare Jubilee.

Qualcuno ricordava parti del filmato, altri non avevano fatto in tempo a vederlo, ma tutti concordavano sul fatto che fosse autentico.

«Questa è la più grande opportunità che il movimento abbia mai avuto, Detective. Come mai la dà a noi? Credevamo che la polizia fosse compatta nel combattere i soprannaturali.»

«Diciamo che in questi giorni ho assistito a fatti che hanno incrinato le mie credenze, facendole crollare fino a mostrarmi la verità.»

Mentre tutti seguivano il dialogo tra Veronika e Foster, una mano si allungò avida a prendere la chiavetta, nascondendola nel pugno chiuso.

«È stato il vampiro, vero? Qual è il suo nome?»

Veronika non rispose.

«È lui che le ha mostrato la verità?»

Lei sorrise senza ammettere nulla, ma a Foster bastò e si alzò a stringerle la mano: «Lieti di averla tra noi allora, spero vorrà portare sul palco la sua testimonianza.»

«Non oggi Dottor Foster, devo agire nell’ombra, il mio nome ora è compromesso, farei più male che bene alla vostra causa. Ho ancora molto lavoro da fare per assicurare l’assassino alla giustizia.»

«Lei crede sia un vampiro?»

Veronika serrò le labbra prima di rispondere: «Normalmente non dovrei parlare delle indagini, ma giusto dieci minuti fa il mio Capitano mi ha dipinta come una invasata traditrice, quindi posso dirvi che no, non è un vampiro. L’assassino, o assassini, sono umani e lavorano per la Cerberus.»

I presenti si lasciarono andare a un boato di soddisfazione e una figura tentò di allontanarsi alla chetichella in mezzo al gruppo, mentre Veronika continuava: «La Human First identifica persone con sangue soprannaturale e la Cerberus le usa come bersagli per simulare attacchi vampirici. I corpi vengono infine abbandonati in modo che vengano trovati.»

«In questo modo si alza il livello di guardia nella polizia e il senso di pericolo nella popolazione», osservò Foster.

«Esatto. E qui entrate in gioco voi. Dovete cercare di abbassare il livello di paura nella gente, evitare che i morti vengano strumentalizzati per inasprire di nuovo le leggi contro i soprannaturali o l’ampliamento dei poteri previsti dalla legge Boyle.»

Foster rimase muto per lungo tempo: «Capisce che mi sta chiedendo di rischiare l’intero movimento?»

Veronika annuì, ma non fece in tempo a rispondere, perché un urlo di dolore richiamò tutti verso una delle uscite, dove Samael teneva stretto il polso del ladro con tale forza, che quello aprì la mano, facendo cadere nel palmo del vampiro la chiavetta USB.

Foster scattò in piedi: «Marc? Cosa pensavi di fare?»

Samael gli puntò gli occhi addosso e disse semplicemente: «Parla.»

La voce del vampiro catalizzò l’attenzione su di sé, più che sul ladro e Foster si appoggiò malfermo alla seggiola: «È lei dunque?»

Samael non rispose, ma spinse avanti Marc con il braccio ripiegato in una leva dolorosa che lo fece zampettare in punta di piedi per sottrarsi all’angolo innaturale in cui era trattenuto.

«I-io… mi dispiace, ma erano tanti soldi, davvero tanti», disse e, quando Samael lo gettò in avanti, contro lo stesso Foster, il giovane continuò. «Dovevo riferire i vostri obiettivi, le strategie, i piani e sabotare ogni iniziativa che avesse solide basi. Come questo filmato. E poi… ecco… avvertire in caso il Detective Parker fosse venuta qui.»

Veronika indietreggiò verso Samael: «Quindi stanno arrivando!»

«Chi ti ha pagato?», chiese Foster, prendendo il traditore per il bavero, proprio nell’istante in cui dalla platea si levarono grida e rumori di schianto.

Un istante dopo, Annelise McCullen entrò sbattendo la porta: «La polizia! Stanno bloccando le uscite!»

Nel rumore e nelle grida dei dimostranti, emerse il metallico gracchiare di un megafono, con cui un poliziotto cercava di mettere ordine nella platea: «Mettetevi in fila, è un controllo di routine. Tutti in fila per favore! Passerete sotto lo scanner e potrete andare.»

Dall’uscita posteriore fecero irruzione altri poliziotti in tenuta antisommossa, iniziando a spingere Foster e gli altri presenti verso il palco.

Samael e Veronika si trovarono in mezzo alla folla, punzecchiata come animali al macello verso la platea; la poliziotta inciampò e sarebbe finita calpestata se il vampiro non l’avesse tirata in piedi di peso.

Raggiunto il limitare del palco, Foster si bloccò e prese il microfono: «La vostra irruzione è anticostituzionale. Questa riunione associativa è legittima e realizzata in un luogo privato.»

Dalla platea, il poliziotto sollevò il megafono: «C’è stata una segnalazione sulla presenza di una ricercata e di un soprannaturale in questo luogo», disse il poliziotto e la parola ‘Vampiro’ si inseguì in un sussurro sulle labbra dei presenti, mentre gli occhi cercavano febbrilmente intorno qualsiasi dettaglio che lo rendesse riconoscibile. «La legge Boyle ci autorizza a controllare ogni presente con ogni mezzo che riteniamo lecito e utile a stabilirne l’identità.»

Foster fissò Veronika, poi Samael, ma scostò subito lo sguardo, per non tradirli: «Va bene, allora fratelli e sorelle, aiutiamo i poliziotti, così finiremo prima. Tutti coloro che hanno un lasciapassare di classe Boyle A si mettano sulla destra, quelli col tipo Boyle B sulla sinistra.»

Il poliziotto si oppose e cercò di dare altri ordini, ma ormai la platea s’era mossa, creando una baraonda di gente che ondeggiava da destra a sinistra e viceversa, a seconda che avessero un lasciapassare B generico o uno A specifico per operatori di pubblica utilità come medici e infermieri, paramedici e psicologi, forze dell’ordine, esercito, pompieri, religiosi e piloti.

Foster spinse Veronika e il vampiro dietro gli altri che erano sul palco: «Mi dispiace per Marc, non sapevamo fosse un traditore», disse e indicò l’alto: «Ci sono i lucernari, ma è pieno giorno e…»

«Non avrò problemi, dottore», lo interruppe Samael. «Grazie, non dimenticherò l’aiuto che ci ha dato», e gli fece cadere in mano la chiavetta.

«La prego allora di considerare la possibilità di accogliere alcuni di noi sulla Hermon. Parlare con lei è un’opportunità unica, mio Signore. Non potendo comunicare con la nave per farvi la nostra richiesta, mi permetto di perorare la causa.»

«Mh. Di quanta gente stiamo parlando?»

«Due o trecento persone, secondo un sondaggio di due mesi fa. Ma se la vedessero ora, qui in mezzo a noi, probabilmente vorrebbero partire tutti. Non c’è più nulla per noi in America, solo persecuzione e violazione dei basilari diritti umani.»

«Accolgo la vostra richiesta a nome della Gherusia. In quanto portavoce, la contatteremo per una risposta. Ora dobbiamo andare, prima che i poliziotti decidano di aprire il fuoco su di voi.»

Samael e Veronika si occultarono dietro i tendoni del palco, poi sparirono tra le carrucole e i contrappesi e, quando lui le tese la mano, lei la prese senza indugio, rilassandosi tra le sue braccia, mentre ascendeva levitando in silenzio verso i camminamenti delle luci e, da lì, sulle travi del tetto, fino ai lucernari della piccionaia.

Il sole aveva lasciato il posto a una nuvolosità sottile e grigia, ma Samael iniziò subito a cercare un riparo, saltando di casa in casa, con Veronika in braccio, finché poté infilarsi nell’accesso del tetto di un palazzo.

Si accasciò all’ombra, esausto e Veronika gli sfiorò i capelli, spostando i ricci per controllare il volto, solo appena segnato dalle ustioni solari: «Ma come fai?»

«Col sole dici?», sorrise fiacco e stanco. «Brucio il sangue prima della pelle. Finché posso alimentarlo, resisto.»

«E per quanto resisti?»

«Dipende quanta pelle devo proteggere.»

Veronika scattò in avanti e lo abbracciò.

Neanche lei si rese conto del gesto istintivo, ma recuperò la lucidità quando sentì il corpo di Samael rigido e immobile, che non rispondeva allo slancio.

Si ritrasse, rossa di imbarazzo: «S-scusami, non so neanche perché l’ho fatto. Ho avuto terrore, per un istante, che potesse succederti qualcosa. Non riesco a togliermi dalla mente l’immagine di Gordon che brucia, le sue grida, il corpo che si disfa», gli prese la mano. «Ho paura, Sam, ma ascoltami. Se dovessero prenderci, tu scappa. Non pensare a me, sono cittadina americana, un poliziotto, non possono farmi nulla, mentre tu verresti giustiziato. Scapperai, me lo prometti?»

«No.»

*

Scesero dal palazzo e si infilarono in fretta nella metropolitana, scansando le ronde della polizia come fossero ladri, finché il treno li portò di nuovo in vista della Morgue.

Samael si appostò a poca distanza e Veronika mandò un messaggio a Beth che, dopo qualche istante, uscì dalla porta di sicurezza posteriore e fissò a lungo quella figura bardata con cappello, sciarpa sul volto e occhiali da sole.

«Veronika! Ma cosa succede? Cos’hai fatto? Hai ucciso tutti quei soldati?», disse abbracciandola con affetto.

«Certo che no. Beth, devi fidarti di me per ora, un giorno ti spiegherò tutto. Hai altri corpi freschi?»

«Nessuno. Quelli della fossa sono stati cremati e così il povero Padre Uriel. Hollis sa che sei qui?»

«No, non lo sa, mi ha tradito in diretta televisiva, come faccio a fidarmi di lui?»

«Ci sarà una spiegazione per il suo comportamento. Vuoi che indaghi?»

«No, non esporti. Piuttosto, qualcosa di insolito nei corpi che hai analizzato di recente?»

«Sui corpi della fossa comune no, nulla di rilevante, il modus operandi è il medesimo, ma ho eseguito l’autopsia sulla donna nelle fogne. La causa della morte è avvelenamento da cianuro.»

«Cianuro? Le compresse del governo?»

«Ne ho rinvenute nello stomaco e nell’esofago. Sarebbe dunque un suicidio.»

Veronika le diede corda: «Un suicidio, capisco. Si vede che la pressione del restare prigioniera del piccolo mostro l’ha alla fine sopraffatta.»

«Lo penso anche io. Ma dimmi di te? Come stai? Cosa farai ora?»

Per un istante desiderò solo dirle ogni cosa e ritrovarsi con lei a bere un caffè nel locale vicino alla Morgue, come facevano sempre, poi si ricordò del vademecum di strategia di spionaggio del vampiro e abbozzò un sorriso.

Depistare: «È evidente che Hollis mi ha sacrificato sull’altare della sua carriera, quindi devo andarmene. L’esercito era lì per uccidermi.»

«L’esercito vuole ucciderti?»

Beth sembrava sorpresa e dubbiosa.

«Te lo garantisco. Nel mio appartamento non badavano a dove sparavano, sono viva per miracolo.»

Dopo un lungo silenzio, Beth riprese: «Ma è vero che sei con un non morto? È quello con cui sei venuta da me vero? Lo so perché, per quanto mi sforzi di ricordare, non ho più in mente i dettagli del suo volto e questo è un fottuto potere dei vampiri!»

Veronika fece cenno di no: «Non so dove sia. È scappato dopo l’attacco al mio appartamento e non so altro.»

«È una catastrofe questa! Bisogna recuperarlo subito, non può andarsene in giro ad ammazzare gente!»

«Non posso fare nulla Beth, la polizia mi cerca come fossi anche io colpevole.»

«Devi spiegare la tua posizione. Organizzeremo una conferenza stampa e tireremo fuori tutto il marcio di questa storia. Mostreremo i referti delle autopsie e le armi del delitto, così riabiliteremo la tua immagine!»

Veronika si irrigidì: «D’accordo Beth, organizza pure una conferenza stampa, io intanto resterò al sicuro e ti raggiungerò al momento giusto.»

Nonostante le proteste di Beth e il suo tentativo di trattenerla, Veronika si divincolò e corse via, finché, dopo quasi due isolati, Samael non la apparve davanti, fermando la sua fuga e tirandola in un vicolo laterale.

«Pensavo di doverti seguire di corsa fino a Capo Horn. La situazione mi pare evidente, Veronika. Beth si è tradita.»

La detective si massaggiò il volto con forza, quasi volesse stemperare la disperazione nel dolore fisico: «Già, come diavolo faceva a sapere delle armi? L’abbiamo detto solo a Hollis.»

«Sicuramente lui ha parlato con Beth. Sono così intimi?»

«Beth in amicizia è un po’ il padre confessore di tutti, ma non hanno un rapporto speciale. Non ha senso che lui discuta informazioni riservate con un medico legale.»

«Da qualcuno l’avrà pure saputo. Però nel messaggio a Hollis non abbiamo mai detto che le armi del delitto fossero due.»

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