BLOG LETTERARIO

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“Loro temono ciò che non conoscono e distruggono ciò che temono.”

Giulia Anastasi

da | Mag 17, 2022

Iniziare una nuova vita è possibile? Questa è la domanda che ci poniamo quando tutto sembra crollarci addosso. Giulia Anastasi, pseudonimo di una donna forte e coraggiosa, che ha necessità di mantenere l’anonimato ci fa capire che è possibile, portando la sua esperienza. Questo non è un normale libro di narrativa, questa è la sua dolorosa storia.

L’intervista è più breve del solito e si comprende la difficoltà dell’autrice di aprirsi e rivangare un dolore mai sopito e con cui non si può fare altro che convivere, cercando di non farsene soffocare. Iniziamo dunque, con la quarta di copertina:

Giulia è una bambina come tante, allegra, sognatrice, innamorata dell’idea dell’Amore. La sua vita cambia quando, a soli quindici anni, viene data in sposa ad Arturo Cavallaro, uomo più grande di lei e appartenente a una famiglia tanto ricca quanto spregevole. L’intera vita di Giulia diventa un susseguirsi di violenze fisiche e psicologiche, abusi e sevizie in quella villa meravigliosa che lei considera una “prigione dorata”. Diventata mamma di Rosario, per il quale Giulia lotta come una leonessa, la vita sembra concederle una seconda possibilità quando le fa incontrare il dolce Nicola, che s’innamora perdutamente di lei. I Cavallaro, però, non possono permettersi un tale scandalo. Ancora una volta, Giulia è costretta a soffrire e a piegarsi alla loro volontà, ma Nicola le ha fatto respirare nuovamente l’aria di libertà, l’ha fatta correre, ancora una volta, su per le colline che percorreva a piedi nudi da ragazzina. E quello è il primo passo perché Giulia trovi dentro di sé la forza per spezzare le catene che la tengono prigioniera della famiglia Cavallaro, e ricostruirsi una vita.

Foto su concessione dell’autore

Ciao e benvenuto nel Blog di memorie dal Buio. Rompiamo il ghiaccio con una presentazione. Raccontaci di te e di ciò che hai scritto.

Ho scritto una parte della mia vita, un’esperienza significativa sotto tutti i punti di vista, sperando di essere d’aiuto a qualcuno. Spero inoltre, che quello che ho vissuto possa essere un segnale di speranza per tutti coloro che si ritrovano nella mia situazione. Il libro si focalizza sulla parte della mia vita che va dall’infanzia al diventare adulta. Non si tratta solo di una questione anagrafica perché, a causa della violenza subita da mio marito, ma anche dai miei suoceri, per tanto tempo ho vissuto come una prigioniera nella mia stessa casa. Ero anagraficamente una donna, eppure ero fragile come una bambina. È stato solo quando sono riuscita a capire che quell’esistenza di soprusi non era “normale” e non andava bene che ho finalmente spiegato le ali.

Quanto è importante il ricordo e la memoria nella trama del tuo lavoro?

Moltissimo perché è stata un’esperienza forte, ma allo stesso tempo, a modo mio, ho avuto la mia rivincita. C’è da dire che sedersi al computer a scrivere un romanzo del genere non è facile, perché richiede una certa introspezione e soprattutto sapevo benissimo che, per narrare per bene gli avvenimenti, avrei dovuto risvegliare emozioni e ricordi che, in tutto questo tempo, non avevo cancellato ma di sicuro avevo messo come da parte, sotterrati sotto la quotidianità e il passare del tempo. Tornare con la memoria alla mia vita in famiglia, quando mia madre era ancora viva, e poi ripercorrere tutti gli anni trascorsi con Arturo, mio marito, e i suoi genitori – che mi hanno considerata sempre alla stregua di un oggetto – non è stato facile. Chi ha vissuto situazioni simili alla mia, sa benissimo che spesso quello che vorremmo fare è semplicemente fingere che niente di tutto ciò sia mai accaduto, cercare di andare avanti, perché tornare indietro fa male, ma scrivere questo libro ha richiesto proprio questo. Quest’esperienza, quindi, mi ha costretta a rivedere la me stessa più giovane e, in un certo senso, a prendersi cura delle mie/sue ferite.

Quando scrivi, quanto attingi al tuo vissuto e alle esperienze passate?

Come accennato finora, tutto in questo libro è frutto di una parte della mia vita. Naturalmente ho dovuto cambiare dei nomi di luoghi e persone per motivi di privacy, ma gli avvenimenti sono accaduti realmente. Quello che è stato più difficile, e al tempo stesso penso sia la parte più bella, è stato proprio dover mettere nero su bianco i sentimenti. Se gli avvenimenti sono reali, lo stesso posso dire di tutte le emozioni, belle e brutte, di cui leggerete nel libro. Sono proprio quello che ho provato nei momenti di cui ho narrato.

Racconta il momento catartico, il più importante che serbi nel ricordo del processo di scrittura del tuo lavoro.

Credo sia stata la parte finale, quando ho smesso di sedermi al computer per scrivere perché il romanzo era finito. Certo, avrei dovuto rileggerlo mille volte, fare delle correzioni eccetera, ma il viaggio a ritroso nel tempo nei miei ricordi e nella mia anima era terminato. Ricordo di essermi sentita svuotata. È stato un viaggio lungo ma soprattutto profondo, a tratti doloroso, a tratti bello perché, come leggerete nel libro, ho avuto anche la fortuna di vivere esperienze meravigliose, come il momento in cui sono riuscita ad adottare mio figlio o la mia relazione clandestina con Nicola. Quando poi ho ricevuto a casa la copia del libro quasi non ci credevo. Ricordo che mi sono messa a piangere, tanto ero emozionata. Era come se stessi stringendo fra le braccia la parte più piccola, ferita e vulnerabile di me, alla quale ho deciso di concedere un po’ di sollievo.

Normalmente mi riservo l’ultima parola in coda alle interviste, per le mie impressioni e i sentimenti, ma oggi non posso fare altro che tacere davanti al coraggio di raccontarsi e mettersi a nudo dopo anni di violenza e soprusi. Quindi lascio la parola a una poesia che viene erroneamente attribuita a Shakespeare, ma che in realtà venne recitata nel “Chisciotte”, in un adattamento teatrale di William Jean Bertozzo.

In piedi,
in piedi, signori, davanti a una donna,
per tutte le violenze consumate su di lei,
per le umiliazioni che ha subito,
per quel suo corpo che avete sfruttato
per l’intelligenza che avete calpestato
per l’ignoranza in cui l’avete tenuta
per quella bocca che le avete tappato
per la sua libertà che le avete negato
per le ali che le avete tarpato
per tutto questo
in piedi, Signori, in piedi davanti a una Donna.
E se ancora non vi bastasse,
alzatevi in piedi ogni volta che lei vi guarda l’anima
perché lei la sa vedere
perché lei sa farla cantare.
In piedi, sempre in piedi,
quando lei entra nella stanza e tutto risuona d’amore
quando lei vi accarezza una lacrima,
come se foste suo figlio!
Quando se ne sta zitta
nasconde nel suo dolore
la sua voglia terribile di volare.
Non cercate di consolarla
quando tutto crolla attorno a lei.
No, basta soltanto che vi sediate accanto a lei,
e che aspettiate che il suo cuore plachi il battito
che il mondo torni tranquillo a girare
e allora vedrete che sarà lei la prima
ad allungarvi una mano e ad alzarvi da terra,
innalzandovi verso il cielo
verso quel cielo immenso
a cui appartiene la sua anima
e dal quale voi non la strapperete mai
per questo in piedi
in piedi
davanti a una donna.

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