
PUNTO 16 – I vampiri non possono esporsi al sole
«Ricominciamo da capo», Samael spense la televisione e aprì il faldone dei casi di omicidio, «un passo alla volta. Il mio creatore mi disse che si può combattere e uccidere per molti motivi. Ognuno ha il suo modo di uccidere, per stile o motivo.»
Ne tirò fuori una mappa della città che srotolò sul tavolo del salotto: «Appurato che Gordon non era l’assassino, dobbiamo cercare di capire se c’è uno schema nelle morti e una tipologia nelle prede. Solo così potremo presagire cosa vuole l’assassino e precederlo. Cosa lo spinge a uccidere? Cosa lega i morti? C’è qualcosa che li accomuna tutti?»
Veronika finì la birra e usò la bottiglia per tenere fermi i lembi della mappa, che tendevano ad arrotolarsi: «Qui è segnata la disposizione dei cadaveri ritrovati, come vedi è omogenea nel territorio cittadino e, in parte, anche in periferia», disse mentre segnava col dito le zone del crimine. «Abbiamo un numero quasi uguale di donne e uomini, dal punto di vista etnico abbiamo pochi orientali e nativi, ma un pari numero di caucasici, afroamericani e mesoamericani.»
«Quindi non è un predatore che colpisce una certa tipologia di preda. Rispecchia comunque in qualche modo la percentuale etnica di popolazione della città?»
«Potremmo dire di sì, sembrano apparentemente omicidi dettati dal puro destino. Chi si trova sul suo cammino quando vuole uccidere, viene preso.»
«Proprio come farebbe un vampiro affamato», commentò Samael, «anche se… beh anche noi abbiamo i nostri gusti.»
Il brivido giunse e Veronika non poté impedirlo, solo sviare l’attenzione, cercare di non far notare quanto la destabilizzasse il pensiero che Samael, quelli come Samael, predavano le persone, si nutrivano di loro: «Ma… ehm… ecco proviamo a non farci distrarre dall’ovvio e ad andare in fondo alle motivazioni. Iniziamo dal suggerimento di Reetha. Come mai ci sono pochi esponenti di due etnie in particolare, nativi e orientali?», e prima che lui rispondesse, lei proseguì. «Durante la guerra, i nativi si schierarono ideologicamente a protezione dei soprannaturali in quanto manifestazioni comunque della volontà degli spiriti superiori, dunque furono isolati e ancora vengono perseguitati e ghettizzati.»
«Questo contraddice l’ipotesi della tua amica. Dovrebbero essere i collaborazionisti per antonomasia e quindi i primi a essere uccisi dal killer.»
«Esatto. Per quanto riguarda l’altra etnia, dalla fine della guerra, molti quartieri orientali si svuotano appena cala il sole. La storia degli Oni ha attecchito più di quanto pensassimo.»
«Quindi avete stabilito che le aggressioni sono tutte notturne. Vantaggioso se si deve mimare un vampiro e sfruttare il deficit della circolazione di mezzi, anche di polizia.»
«Secondo Beth, che ha effettuato tutte le autopsie, laddove era possibile stabilire un’ora della morte in un breve lasso di tempo, era acclarato che fosse accaduto durante le ore notturne. Altri corpi, come sai, furono rinvenuti a giorni di distanza, dunque ogni speculazione si rivelò inutile.»
«Beth, tuttavia, non ha eseguito sempre tutta la trafila di esami, sembra abbia fatto le cose superficialmente.»
«Credo sia per l’enorme mole di lavoro, non volergliene. La gente ha continuato a venire assassinata anche in modi normali, non erano gli unici corpi su cui lavorare. Spero con tutto il cuore di non trovare altri cadaveri, ma se dovesse accadere, sapremmo cosa chiedere a Beth di fare, in una futura autopsia.»
«Mh. Riguardo le zone della città in cui sono stati trovati i corpi o l’estrazione sociale degli stessi, cosa mi sai dire?»
«Abbiamo pochi dati per valutare se il luogo di ritrovamento coincida sempre col luogo dell’omicidio, ma circa l’estrazione sociale, sono state colpite persone con abitudini ambigue come prostitute, alcolisti, senza tetto, ma anche insospettabili come un infermiere che smontava dal turno di notte e un prete che stava andando a dare assistenza spirituale a un moribondo.»
«A parte Rebecca, in che modo prostitute e alcolisti avrebbero potuto fare da collaborazionisti?», si domandò Samael, e scosse il capo. «No, è una pista senza sbocco e non è dimostrabile per tutti.»
«Spero sempre che ci sia uno schema che possiamo trovare, Samael. L’alternativa è inaccettabile. Un folle spinto solo dall’istinto.»
«Andiamo avanti. Nei file vedo poche indicazioni sugli interrogatori alle famiglie dei cadaveri noti. Qualche notizia di pedinamenti o stalking precedente all’aggressione?»
«Non sono stati approfonditi i dettagli e, dopo le domande di rito, i familiari sono stati esclusi dai sospettati e nessun particolare è stato considerato degno di nota. Qualcosa ti stuzzica?»
«Se dobbiamo capire l’assassino, pensare come lui, è indispensabile sapere se sceglie le sue vittime secondo un criterio più logico del pescare a caso nella folla.»
Samael diceva le identiche cose del suo istruttore all’accademia di polizia, ma usava le parole di un esperto sul campo, invece di un teorico davanti a un manuale: «La maggior parte degli omicidi seriali ha una forte componente emotiva e affonda la radice in un disagio insoluto dell’assassino», citò lei, quasi a memoria, ripescando i ricordi del suo libro di testo.
«Se troviamo uno schema, la sua pulsione, potremo man mano stringere il cerchio dei sospetti. Per esempio, se tutti i morti fossero membri degli alcolisti anonimi, potremmo pensare che l’assassino lo sia, o sia legato a quel mondo.»
Veronika sbuffò, esausta: «L’idea di Reetha sui collaborazionisti mi sembrava la più logica, fino alla tua confutazione. Non abbiamo evidenziato nessun hobby o conoscenza in comune tra le vittime e le famiglie non sanno nulla.»
Samael sorrise tirando il labbro in un ghigno feroce: «Mia cara. Quello che credi di sapere è mille volte meno di quello che sai in realtà, ma non sai di sapere.»
«No fermati, il punto nove del decalogo è chiaro in merito. Non puoi usare i tuoi poteri contro gli umani. E ho già fatto fin troppi compromessi per te.»
«Devi scegliere, Nika. E con convinzione, senza considerare tutto un compromesso. O mi segui e proviamo a fermare un assassino, oppure continuerai da sola. Dunque sei pronta a questa scelta?»
*
«Sai guidare?», chiese Veronika mentre Samael caricava il suo zaino nell’auto della detective.
«Perché non dovrei? Ho guardato Leonardo Da Vinci disegnare i suoi prototipi semoventi. Ho assistito al primo movimento del carro di Cugnot nel 1769. Ho guidato per la prima volta una carrozza a vapore quando sono salito su quella chiamata La Marquise. Era il 1884», Samael vide l’espressione sbigottita di lei e chiuse il bagagliaio. «Ma fino a pochi decenni fa ero più veloce io di qualsiasi mezzo inventato dall’uomo. Comunque non amo particolarmente guidare, i mezzi meccanici sono rumorosi, puzzano e possono esplodere. Preferisco andare a cavallo.»
«A cavallo non saremmo mai arrivati a destinazione in tempo», disse lei, cercando di apparire indifferente, anche se nel profondo era destabilizzata dalle rivelazioni del vampiro.
Quanta storia era passata dinanzi ai suoi occhi e quante persone aveva conosciuto, protetto o ucciso in tutto quel tempo?
Era completamente affascinata da lui, intimorita e attratta e non riusciva ad amministrare l’ambivalenza di quei pensieri che oscillavano dall’istintivo sgomento, al desiderio che la faceva gravitare come un satellite attorno al suo pianeta.
Samael chiese le chiavi: «Guido io, così potrai dormire un po’.»
«Grazie, non so se riuscirò, ma apprezzo il pensiero. Esci piano, non attirare l’attenzione delle pattuglie, ci manca che ci fermino per un controllo.»
«Tu ti preoccupi troppo, Detective. Sei abituata a lavorare con principianti?»
«No, con esseri umani», sospirò lei. «Ora vediamo i dettagli del viaggio. La moglie dell’infermiere ucciso si è trasferita dalla sorella a Cleone», inserì l’indirizzo nel navigatore satellitare. «Prendendo la 101, traffico permettendo, arriveremo in tre ore e mezza e sarà quasi l’alba, come pensi di fare?»
«Non preoccuparti di questo», ma prima che potesse dire altro, il telefono di Samael trillò e lui aprì la video chiamata che, dopo alcuni flash e il caricamento del programma di protezione dati, si stabilizzò sulla figura di un angelico giovane dai lunghi capelli lisci biondo grano, con limpidi occhi azzurri e i lineamenti perfetti.
«Ci sono aggiornamenti?», esordì Samael in francese.
«Buonasera anche a te», rispose il ragazzo, che passò all’inglese, sporcato da un gradevole accento provenzale. «Buona sera, Detective Parker.»
Veronika balbettò un istante, poi rispose: «Signor Corday…»
Lo aveva riconosciuto.
Probabilmente non c’era umano al mondo che non riconoscesse quel volto e quello sguardo severo.
Etienne Corday, membro della Gherusia, primo ambasciatore, primo interlocutore dei soprannaturali, colui che più di tutti si era esposto, fin da subito, nella ricerca della pace.
«Innanzitutto ti rassicuro sulla donna che ci hai mandato, Rebecca. È stata accolta e sta affrontando la quarantena sanitaria a bordo della nave ospedale Asclepios, ma dai primi esami di Davide, pare sia tutto a posto. Ora devi dirmi tu che cosa è successo. Abbiamo visto dei filmati sulla rete e sui telegiornali mondiali. C’era davvero un vampiro a San Francisco?»
«Un’infermiera ha rubato il sangue e ha tentato una trasformazione su suo figlio di otto anni, malato di leucemia.»
«Una trasformazione? Compiuta da un’umana… Situazione spinosa.»
«Molto Corday… molto. Il neonato era un imperfetto, per di più mentalmente instabile, affamato, ignorante della propria condizione e incapace di provvedere a sé stesso, ma non era lui il serial killer per cui sono venuto qui. Purtroppo si è mostrato, nonostante gli avessi detto di attendere nelle fogne mentre preparavo il suo recupero. Colpa mia, non sono penetrato abbastanza nella sua mente per superare la sua sete istintiva.»
«Cosa sanno suoi superiori, Veronika?»
La poliziotta ebbe un tremito nel sentire il suo nome dalle labbra del francese, ma cercò di dominare il calo della voce: «Ho dovuto fare rapporto circa l’incidente di Gordon, ma non ho detto nulla sull’identità di Samael.»
«Ottimo, la ringrazio della delicatezza nel trattare la vertenza. Dal mio punto di vista di Mago Rosso avrei voluto tentare la cura dell’imperfezione, quindi avrei fatto di tutto per averlo qui sulla Hermon, ma come membro della Gherusia mi arrendo all’evidenza che l’esposizione di un vampiro, a soli due anni dalla fine della guerra e dall’esilio, sia stata controproducente. Gli umani alzeranno il livello di guardia e anche tu sarai in pericolo, Sam. Sarebbe più logico che tornassi.»
«Non mi sento a rischio e voglio restare ad aiutare Veronika col killer. Alcuni dei morti identificati erano collaborazionisti. Durante la guerra hanno aiutato i soprannaturali a fuggire o nascondersi. Chiunque sia l’assassino, sta comunque cercando di addossare la colpa delle morti ai vampiri e anche questo è controproducente.»
«Se vuoi rimanere mi fiderò di te come sempre, fratello. Ma stai attento.»
«Lo sarò. Ti manderò un rapporto esaustivo appena saprò qualcosa di concreto.»
Etienne guardò verso Veronika: «Le porgo i miei omaggi, Detective Parker.»
La comunicazione venne chiusa.
Veronika sorrideva al pensiero che Samael sarebbe restato: «Lavoreremo ancora insieme dunque.»
«Il fatto di aver visto un imperfetto mi ha fatto pensare alla possibilità che anche l’altro killer possa esserlo e che il tentativo di diventare immortali non sia stata una follia esclusiva di Carol Taylor, il che giustificherebbe le prede prese a caso e suggerirebbe che l’imperfetto possa avere in difetto la mancanza di canini.»
«Quindi asporterebbe il sangue con qualche mezzo meccanico alternativo?», lo guardò annuire e proseguì. «Qualcosa che lo faccia sentire davvero vampiro…», ipotizzò lasciando vagare la fantasia, «magari una protesi dentale! E mangerebbe così tanto, proprio perché è imperfetto, come Gordon, ma adulto, quindi con maggiori necessità alimentari.»
Aveva snocciolato la sua ipotesi man mano che le si formava nella mente e prendeva corpo e razionalità e, senza accorgersi, si era staccata con la schiena dal sedile, protendendosi verso di lui, che fissava la strada senza distrarsi.
Si rimise comoda sul sedile del passeggero: «Ha un senso. Ma non ho capito cosa speri di ottenere parlando con i familiari delle vittime.»
«La memoria umana non è ordinata. I ricordi si contaminano, si coprono a vicenda. Io posso seguire le tracce giuste, discernere tra i più percorsi e scavare nella mente, in modo da far emergere il vero ricordo o dettagli impressi in punti irraggiungibili dell’archivio mentale.»
«E come lo farai?»
Samael non tolse gli occhi dalla strada: «Attraverso il sangue.»
*
Il vampiro fermò l’auto fuori dalla casa in cui abitava la moglie dell’infermiere Morris, proprio mentre le prime luci dell’alba coloravano l’est di delicate sfumature di rosa e azzurro.
«Sta per sorgere il sole», disse Veronika, preoccupata.
«Me ne sono accorto», rispose e non sembrò affatto in pensiero.
«Ci sto pensando da tutto il viaggio, ma… questa cosa di leggere i ricordi attraverso il sangue… insomma lo fanno tutti?»
«Non tutti. Ci vuole esperienza e un buon… come direste voi? Pedigree?»
«Sì, ma come…», avrebbe voluto chiedere altro, sapere, conoscere, ma Samael fissava immobile la finestra della casa di fronte a loro, attraverso la quale si intuiva una figura con una tazza fumante in mano.
«È lei. Riconosco la foto dal dossier. È già sveglia, possiamo approfittarne.»
Uscì per primo dall’auto e Veronika si affrettò a imitarlo, ma lui si fermò: «Lasciale finire il caffè, avrà più zuccheri e liquidi in corpo», ghignò perfido.
«Ma il sole?»
«Mi vedi preoccupato? Preoccupati quando anche io lo sarò», e prima che potesse ribattere, proseguì lui. «Nel rapporto per Hollis, cos’hai scritto?»
«Nulla che possa comprometterti. Ho scritto che segui scrupolosamente il decalogo e che l’incidente con Gordon è stato causato dall’avventatezza del vampiro che non ha eseguito i tuoi ordini, il che è vero.»
«Mh. Avrei potuto infilargli un paletto nel cuore fino al mio ritorno, ma non l’ho fatto e ho sbagliato, il semplice ordine mentale che gli ho lasciato non poteva superare l’istinto a nutrirsi che in lui era molto forte. La fame lo ha guidato, prendendo il controllo della sua ragione.»
«Regressione?»
Samael annuì: «Quando la fame si fa sentire, non si riesce a essere lucidi, si inizia a guardare ogni cuore che pulsa come mero cibo, anche quello di chi ami. E, se non riesci a soddisfare la sete, il desiderio diventa un obbligo e la bestia interiore prende il sopravvento, obbligandoti a mangiare. Invecchiando, impariamo a disciplinare la sete, anche se alcune sette facevano del loro credo il cavalcare la regressione, lasciando liberi istinti e ferocia.»
«E nessuno li fermava?»
«Noi Giudici lo facevamo, ma erano molti di più di noi. E poi rimettere a posto le loro mattanze, facendo sparire corpi e cancellando ricordi, ci portava via molto tempo.»
«Ed erano sempre giovani?»
«Non solo, anche alcuni anziani purtroppo. Li guidavano e li indottrinavano alla loro filosofia della violenza. E i giovani li seguivano ben lieti, perché cedere alla bestia è facile, disciplinarsi non lo è ed erano così difficili da saziare! I giovani non sanno ottimizzare l’energia vitale del sangue.»
Veronika stava per chiedere altro, ma vide l’espressione di lui focalizzata sul nulla, con le labbra schiuse nello stupore: «Hai la faccia di uno che ha appena avuto un’idea geniale. Hai capito qualcosa?»
«Non lo so. Forse. Ora andiamo. Parla tu con lei, io mi farò avanti al momento giusto.»
*
Sienna Morris continuava a sistemarsi i capelli ancora scompigliati dalla notte, coprendosi il pigiama con la camicia da notte lunga e, nonostante rispondesse a Veronika, di fatto continuava a occhieggiare Samael con un accondiscendente imbarazzo.
«Sappiamo che altri colleghi le hanno porto le medesime domande e ci dispiace ricordarle ancora momenti dolorosi, ma ci occorre comprendere dettagli che magari allora le erano sfuggiti e che ora potrebbe ricordare meglio.»
«Va bene, Detective Parker, non c’è problema. Voglio fare tutto il possibile per aiutarvi a prendere l’assassino. Nessuna moglie, madre o figlio deve più soffrire come me», disse annuendo, col volto precocemente invecchiato dal dolore.
La sorella di Sienna osservava la scena dalla porta del salotto, mentre la vedova, seduta su una poltrona, si tormentava le mani passando lo sguardo inquieto da Veronika a Samael.
«Signora Morris, vorrei che tornasse con la memoria ai giorni e settimane prima della tragedia. Albert si è mai lamentato di un collega o di un paziente? Lo ha mai visto preoccupato per delle minacce o qualsiasi cosa che le è apparsa anomala?»
Man mano che la donna negava col capo, Veronika incalzava con le domande: «Lei ha ricevuto minacce? Qualche cliente insoddisfatto del lavoro dello Studio Legale può avere scelto di punirla attraverso i suoi affetti?»
Nessun nemico, nessun litigio a lavoro o nel tempo libero, durante la guerra Albert era rimasto sempre assunto nel medesimo ospedale, il Civil General, lo stesso in cui lavorava Carol Taylor, con diverse mansioni, dal pronto soccorso alla terapia intensiva ed era stato promosso capo reparto durante la pace, ma i colleghi lo stimavano.
Veronika guardò Samael e lui annuì, perché avevano appena trovato qualcosa in comune in due vittime, entrambe infermiere, entrambe assunte in quell’ospedale.
«Riesce a ricostruire la settimana antecedente l’omicidio?»
Sienna rifletté un poco, respirò asciugandosi le lacrime, poi prese a raccontare: «Passammo il fine settimana al God’s Bath a Deadwood, immersi nella natura. Mia madre si era offerta di tenerci Kevin per lasciarci un po’ soli a riprendere fiato. Lui è… un figlio della liberazione.»
Samael guardò Veronika che spiegò brevemente: «Chiamiamo così quei bambini nati esattamente nove mesi dopo la firma del trattato di Boston. Molte persone festeggiarono la fine della guerra con tale trasporto, che vennero concepiti molti bambini. Fu un vero Baby Boom paragonabile a quello dopo la Spagnola o dopo la seconda guerra mondiale.»
«Esatto, Detective, però così facendo non potemmo avere un solo momento per ritrovarci come coppia, dopo l’apocalisse. Così ci regalammo quel fine settimana da soli e fu splendido. Il lunedì tornammo ai rispettivi lavori, il martedì entrambi facemmo una visita di routine per l’assicurazione medica, pranzammo insieme in una Taqueria sulla Liberty Street, poi io presi il bambino al nido e lui fece il turno di notte. Quando smontò, ebbe le quarantotto ore di permesso come da contratto, ma a parte portare o prendere il bambino all’asilo, non uscì di casa. La spesa la feci io tornando dallo studio legale. E sabato, quel maledetto sabato, andò al lavoro col turno del mattino, dalle otto alle quattro, ma mi chiamò dicendo che avrebbe fatto un po’ tardi, perché c’era stato un brutto incidente e avevano bisogno di personale. Mi chiamò alle dieci di sera, dicendo che aveva finito e stava tornando a casa, ma non arrivò mai.»
«Ora le farò una domanda un po’ particolare, signora Morris. Le garantisco che qualsiasi risposta mi darà, non avrà alcuna conseguenza per lei. Suo marito era un collaborazionista?»
Sienna guardò sua sorella che fece cenno negativo, ma lei, dopo aver inspirato per ricacciare indietro le lacrime, confessò ogni cosa: «Uno dei suoi colleghi era un licantropo. Erano amici da oltre dieci anni, ma si era nascosto bene e Albert scoprì che non era umano solo quando vennero ad arrestarlo in ospedale, durante il turno, la mattina dopo la diretta televisiva. Malcolm reagì e tentò di fuggire e gli spararono alla nuca con uno di…», deglutì e cercò di dominare il pianto, «uno di quei proiettili che esplodono e tutta la testa venne spazzata via e finì dappertutto nel corridoio del pronto soccorso.»
Veronika le venne in aiuto: «E da quel momento aiutò i soprannaturali?»
«Sì, Detective. Lo facemmo entrambi perché era giusto. Molti di loro erano nostri conoscenti, amici ed erano persone splendide.»
Il pianto non poté più essere trattenuto e la donna si piegò su sé stessa, fiaccata dal dolore.
Samael fissò la sorella e Veronika sentì di nuovo l’aria farsi elettrica, quasi come dopo un temporale, mentre la donna, sbarrati gli occhi, si mosse come un automa per tornare in cucina.
Il vampiro invece si avvicinò a Sienna e le sussurrò qualcosa che Veronika non sentì.
La vedova rimase a bocca aperta, fissando non più il vampiro, ma in avanti, nel vuoto, con le pupille dilatate e la bocca socchiusa, mentre il capo si reclinava docile indietro scoprendo il collo.
Non sembrava rendersi conto di nulla mentre Samael le afferrava delicatamente la nuca e avvicinava le labbra alla pelle.
Il cuore di Veronika prese a galoppare, frustato dall’adrenalina e le dita pizzicarono di nervosismo, tanto che prese a stringere le falangi una con l’altra, respirando con l’affanno di chi abbia corso la mezza maratona.
Stava per vedere un vampiro nutrirsi.
E non uno qualsiasi.
Samael di Tanis, un pilastro della comunità degli immortali.
Qualcuno che lo faceva da secoli e secoli.
Samael non lasciò la presa sulla mente di Sienna quando ne azzannò il collo e lei non emise un solo fiato o lui un gemito.
In silenzio il vampiro dilagò nella mente della donna, cogliendo i dettagli fotografici di quello che aveva narrato.
I bungalow del residence, la targa della loro auto, il riflesso delle montagne sul fiume, i faldoni dei casi giudiziari, il bambino che corre verso di lei col grembiule a quadretti piccoli e azzurri.
E poi ancora il taco, perfino la sensazione piccante della salsa, la soffice carezza delle lenzuola la sera e l’abbraccio del marito fino a quando prendevano sonno.
L’asettica freddezza della sala visita si contrapponeva al calore delle mura domestiche, ma entrambi, mano nella mano, sorridevano alla dottoressa che faceva domande e compilava cartelle cliniche.
Esame del sangue e delle urine, elettrocardiogramma, poi il plico delle clausole dell’assicurazione il cui logo recitava uno schematico H1.
Strette di mano e di nuovo a casa, lavoro, un film in televisione, il bambino che si addormenta nel letto dei genitori e Albert che lo solleva e lo porta nel suo lettino.
Samael cancellò ogni segno di morso con cura, si ripulì le labbra da quell’unica goccia sfuggita all’angolo e si riaccomodò accanto a Veronika.
Solo allora lei espirò, rendendosi conto di aver trattenuto il fiato tutto il tempo e di stare muovendo le cosce, sfregandole una contro l’altra in un impercettibile movimento.
Samael la toccò col ginocchio mentre si sedeva e lei schiarì la voce, richiamando Sienna dal mondo dei sogni in cui il vampiro l’aveva precipitata: «Grazie signora Morris, se avremo notizie non mancheremo di informarla.»
*
Quando uscirono, il sole era alto.
Per tutto il tempo passato nella casa, Samael era rimasto in un punto in ombra del salotto, ma il tragitto dal patio all’auto e il viaggio di ritorno, sarebbero avvenuti sotto il freddo sole invernale.
Veronika si girò a guardare il vampiro che si esponeva all’astro senza alcun problema e rimase a bocca aperta.
«Togliti l’espressione sbigottita dalla faccia, Nika, o la gente inizierà a chiedersi il motivo», le sibilò Samael passandole le chiavi.
Veronika rimase a fissare il suo volto e quell’unica traccia di bruciatura sulla punta di un orecchio, poi si affrettò all’auto e partì in tutta fretta: «Cristo! Come hai fatto? Com’è possibile?»
Samael saltò sul sedile posteriore, poi abbassò uno degli schienali e si infilò nel bagagliaio, lasciandolo però aperto.
Si sfiorò l’orecchio ferito e già in via di guarigione, poi si accoccolò comodo nell’angusto spazio: «Sotto gli abiti indosso una tuta di kevlar e neoprene trilaminato che funge da antiproiettile e protegge dal sole. Fu un suggerimento di Tessa. Ciò che rimane scoperto lo posso difendere con un trucco per qualche minuto.»
«Un trucco?»
«Non chiedere altro, ora muoviamoci alla prossima destinazione.»
Veronika mise in moto: «E lo possono fare in tanti? Questo trucco intendo.»
«No.»
Rimase in attesa a lungo, spostando lo specchietto retrovisore per poterlo guardare nel suo nascondiglio, ma quando fu evidente che non avrebbe avuto altre spiegazioni, parlò lei: «È da ieri che ci penso. Nonostante tutta l’abilità a nascondersi nelle pieghe dei secoli, mi hai detto che i servizi segreti dei maggiori stati al mondo sapevano già tutto… nidi, punti di forza e debolezze delle varie famiglie e avevano pronte strategie di attacco mirate e, in effetti, all’inizio la guerra sembrò facile e rapida.»
«C’era chi sapeva ogni cosa e informò i governi con tempestività.»
«E chi?»
«Non ora, non è il momento di parlarne. Sappi solo che i mercenari volontari che dominarono la scena fino alla reazione degli eserciti regolari erano pronti da tanto tempo a queste incursioni, già addestrati e dotati delle giuste armi. Aspettavano solo il primo accordo, la prima voce del soprano.»
«Maylynn Joyce. Qualcuno la definì idealista, qualcuno solo ingenua.»
«Viveva in un mondo tutto suo, Nika. I Romantici o Umanisti, come preferisci chiamarli, erano vampiri dall’indole pacifica e rispettosa della vita umana, che sognavano una arcadia di sensualità e concordia. Si era circondata di umani chiamati Consapevoli, poiché conoscevano l’esistenza del soprannaturale, che la amavano e per questo si era convinta che tutto il mondo potesse essere così. La verità era che aveva selezionato solo i più adatti a sopportare la rivelazione e si fece ingannare dalla sua completa estraneità al mondo reale, dall’idealizzazione che aveva fatto dello stesso.»
«Quindi, se è vero che tutti i governi sapevano dei soprannaturali, l’ipotesi che alcuni di voi non siano mai partiti, ma vivano prigionieri o protetti, sarebbe più che concreta.»
«Gli ordini dell’Inquisizione e di Corday, che ne è a capo, sono sempre stati vincolanti per i vampiri. Decidemmo che lui fosse l’autorità più adatta a emanare una convocazione mondiale alla banchina della Hermon. Così come lui lo fece per i vampiri, gli Alfa lo fecero per i Licantropi, il Demiurgo lo fece per i magici, il Sommo dell’ordine per i mistici, i consorti reali per i Fatati. Ma raggiungere Panama non fu facile in tempo di guerra. Significava abbandonare i rifugi, imbarcarsi in navi o aerei e sentirsi come bersagli per tutto il viaggio. Posso capire che molti non abbiano voluto rischiare. Però, quand’anche fossero rimasti, non si spiegano questi omicidi così plateali.»

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