
PUNTO 4 – Ogni loro azione è finalizzata al procacciamento del sangue. Approfitteranno di ogni possibilità per trovare e assicurarsi il nutrimento.
«Detective Parker!»
Al sentire il proprio nome, Veronika si voltò verso l’origine della voce femminile: «A-agente Cavanaugh!», rispose stupita, cercando immediatamente attorno con lo sguardo fino a individuare una seconda donna, in coda fuori da un locale. «Agente Perkins!»
Le due poliziotte erano in borghese e, mentre Eleanore Perkins attendeva il turno per entrare, Thilda Cavanaugh stava fumando poco lontano e puntava gli occhi su Selim, interessata e inquisitoria: «Cosa ci fai da queste parti, Detective?»
«Io… ecco… stavo accompagnando», in palese difficoltà, alternava lo sguardo tra Thilda e Selim, che le corse in aiuto.
«Accompagnava me a casa», e si sporse a stringerle la mano, «sono Selim, suo cugino, dal Cairo, sono arrivato oggi in visita. Molto piacere Agente Cavanaugh.»
«Cugino?», chiese la poliziotta, incredula.
«Esatto, cugino da parte di madre», disse Selim con naturalezza e una capacità recitativa che lasciò di stucco perfino Veronika, che lo fissò a bocca socchiusa, senza poter celare il dubbio e non solo perché, in quel momento, il vampiro sembrò esattamente un umano nella postura del corpo e nella mimica del volto, o perché sfoggiò perfino un accento arabo egiziano nella parlata, cosa che non aveva mostrato prima, ma anche perché sapeva esattamente che sua madre aveva una sorella e che il figlio di lei, che si chiamava tuttavia Ahmed, abitava al Cairo, in Egitto.
«Un turista! Dobbiamo assolutamente farti divertire», e passò gli occhi entusiasti dall’uno all’altra. «Entrate con noi? È uno dei pochi locali autorizzati a restare aperti la notte, ma è il nostro preferito! E, in quanto poliziotti, possiamo avere accesso assicurato!»
E si avviò verso la collega in coda, che serrava la mandibola, non molto entusiasta della cosa.
Veronika lo notò e si preparò a declinare, ma Selim le rubò la scena, accettando l’invito.
«Ma che fai? Non possiamo!», disse la donna tirandolo per la manica.
Lui si fermò e guardò la mano di lei, che venne prontamente ritratta, imbarazzata per quel primo contatto tra loro.
«Certo che possiamo, Detective. Mi avete chiamato qui per dare la caccia a un presunto vampiro che si aggirerebbe nella città. Ebbene, se io fossi un vampiro che cerca cibo, verrei qui, in un locale, sarebbe come andare in un supermercato. Fammi dare un’occhiata, poi potrai portarmi a casa e mettermi sotto chiave.»
«D’accordo, però ricorda il decalogo e non alzare gli occhi al cielo, so che lo fai apposta. Ora ascolta», e si mise di spalle alle donne, proprio mentre Cavanaugh si infilava sotto il nastro rosso che delimitava la fila, affiancandosi a Eleanore. «Quelle due sono una coppia. Eleanore è omosessuale, Thilda è bisessuale e ogni volta che civetta con un uomo, Eleanore soffre e sbotta di gelosia.»
«Perché me lo dici?»
«Riconosco una donna che flirta e Thilda lo stava facendo con te. Non lasciare terra bruciata dopo il tuo passaggio. Noi dobbiamo ancora vivere qui. E io dovrò lavorare con loro. Sono le sole due che non mi odiano per la vicenda di Truman.»
Il vampiro sorrise a labbra strette: «Fidati di me, andrà tutto bene.»
Fidarsi.
Mai sforzo le era parso più gravoso di quello.
Fidarsi di un vampiro.
Le due agenti passarono sotto lo scanner di funzioni vitali e, quando toccò a Selim, Veronika si sentì mancare, poi percepì il battito cardiaco rilevato dal macchinario e vide la luce verde dello sportello che si aprì per lui.
«Come hai fatto?», chiese lei, affiancandolo nel frastuono del locale.
Lui si avvicinò e l’istinto a sottrarsi fece indietreggiare Veronika, che tuttavia si impose di non reagire come una mocciosa impaurita, dunque rimase ferma mentre lui le sfiorava l’orecchio con le labbra calde: «Hai sentito il battito, no?» sussurrò contro l’elice. «Allora il problema non esiste», e si allontanò camminando all’indietro, per poterla guardare. «Rilassati e goditi la serata, Detective.»
Veronika aveva chiuso gli occhi.
Non si era neanche resa conto di aver trattenuto il respiro per tutto il tempo in cui lui le aveva sussurrato, di aver serrato le palpebre e di aver sentito il ventre rimescolato in una pulsione inopportuna.
Era lo charme del vampiro?
Qualche altro potere mentale?
O era solo la sua cronica astinenza dal sesso che la portava a tormentarsi il labbro con i denti?
Ma cos’altro c’era che stonava?
Labbra calde… lui aveva le labbra calde, come un umano.
Spalancò gli occhi, ora consapevole, e perfino sollevata, che lui fosse in grado di ingannare gli scanner, e lo cercò nel locale.
Selim era già accomodato al tavolo con le due agenti e stava conversando con loro.
Non le guardava più di tanto, effettivamente stava controllando la pista da ballo e i presenti con estrema attenzione.
Anche Veronika si accomodò, proprio mentre iniziava un pezzo di WarRock col suo martellante ritmo metallico e feroce.
Selim si portò una mano all’orecchio: «Cos’è questa accozzaglia di suoni da acciaieria?»
«Non l’avete in Egitto?», chiese Cavanaugh. «No eh? È WarRock. Il primo pezzo in assoluto è stato Freedom Freedom dei Gunmetal, pubblicato nel novembre del 2007. Da lì è stato un successo. Un sacco di gruppi pop si sono convertiti al WarRock.»
Perkins intervenne: «Già. Nel WarRock si parla solo di guerra, sangue, combattimenti, fratellanza, onore, sacrificio. Un po’ come l’Epic Metal dei decenni precedenti, solo in chiave moderna. I testi spesso incitano a combattere il nemico, i non umani. Da quella maledetta notte si è parlato sempre e solo di soprannaturali, dappertutto, giorno e notte. Nelle canzoni, nei libri, a volte saggi, a volte romanzi. Sembrava che non ci fosse altro argomento da trattare e tutti avevano qualcosa da dire in merito. Poi è iniziata la censura e sono stati ritirati tutti i testi e le musiche ritenute sconvenienti dal governo.»
Selim appariva molto interessato, tanto da lasciar perdere la ricerca di possibili assassini nel locale per concentrarsi su Eleanore: «Censura?»
«Tutti quelli che avevano pubblicato libri, scritto articoli o diffuso musica, poesie, quadri e qualsiasi forma di arte che in qualche modo inneggiassero alla pace, alla tolleranza, all’integrazione e alla concordia con i non umani, sono stati perseguiti dal governo federale», scrollò il capo. «Non è mai bella, la censura, ma è servita a mantenere il popolo compatto in un momento di crisi, in cui non ci potevamo permettere attivisti che remassero contro lo sforzo bellico.»
«Capisco…», rispose lui.
Veronika però capiva anche un’altra cosa, la intuiva dal modo che aveva il vampiro di porre domande e interessarsi alle parole di Eleanore.
Stava indagando sul mondo umano e, ne era persuasa, quella poteva essere la sua seconda missione.
«Mi dispiace per tutto quello che è successo», continuò la poliziotta, «io e Thilda siamo entrambe convinte che la guerra si sarebbe potuta evitare. I nostri amici, il padre di Thilda, mia zia, nessuno sarebbe morto e magari avremmo convissuto in pace con i soprannaturali.»
Thilda sbuffò e prese Selim per la mano: «Dai basta parlare di cose tristi, è la nostra serata libera Nore, siamo qui per ballare. E poi sai che non puoi dire queste cose ad alta voce. Qualche integralista potrebbe aspettarti fuori e mandarti all’ospedale o all’obitorio. Come se non l’avessi già visto succedere.»
Il vampiro si fece trascinare sulla pista e si fece coinvolgere nel nuovo stile di ballo, istintivo e quasi animalesco, fatto di battiti di piedi e posture dal baricentro ribassato, quasi fossero tutti regrediti di alcune ere geologiche.
Veronika lo guardò mentre controllava i presenti con la scusa del ballo, avvicinandosi tra un passo e l’altro, fino a osservare da vicino ogni angolo del locale.
Eleanore invece vide Thilda seguire Selim, con le mani che cercavano il contatto col suo corpo e il sorriso da ragazzina in amore; sbuffò, bevve un generoso sorso di un cocktail con tre strati di colore diversi e guardò Veronika: «Il capitano ha detto che del caso del vampiro serial killer ti occuperai tu.»
La mano di Parker tremò sul bicchiere: «Sì. Ricomincerò da capo, caso dopo caso.»
«So che siamo solo agenti semplici, ma se ti servisse aiuto, chiama pure.»
Veronika stava per ribattere, ma vide Thilda trascinare Selim per mano verso la toilette e prese una scusa per alzarsi e seguirli.
Bagno degli uomini.
Un coro di ovazione risuonò dentro la stanza, emerso dai presenti che si rivolgevano chiaramente ai due che si stavano rintanando in una delle cabine.
Veronika rimase immobile fuori dalla porta principale mentre si chiudeva, troppo imbarazzata per entrare.
Quando uscì un primo avventore, la detective sbirciò all’interno, ma non vide né Thilda né Selim.
Quando uscì il secondo chiese se dentro ci fossero una donna con un ragazzo.
«Oh sì che ci sono e lei sta squittendo come una cagna in calore!», e rise lasciando Veronika in una prostrazione priva d’uscita.
La stava mordendo?
La stava scopando?
La stava uccidendo?
Quale dei punti del decalogo Selim stava infrangendo con tanta superficialità e disprezzo delle regole?
La donna strinse i pugni, dominando la voglia di sferrare cazzotti alla porta del bagno e, quando l’ultimo degli uomini uscì dalla porta e lei intravvide la stanza vuota, si decise a entrare.
I gemiti di Thilda erano evidenti e non era possibile fraintendere quell’ascesa prossima al massimo godimento.
Provenivano da dietro una delle porte chiuse dei piccoli cubicoli dei bagni e, nonostante Veronika sapesse di dover intervenire, era imbarazzata da quello che avrebbe visto e da come avrebbe potuto farsi obbedire da una creatura come Selim, profondamente narcisista, dominante e indipendente.
Era evidente che lui avrebbe fatto sempre e comunque il suo comodo e che avrebbe anche potuto fuggire e rendersi irreperibile in qualsiasi istante.
La detective tremò e prese un grosso respiro, spostandosi nella cabina adiacente, per poi salire in piedi sulla tazza di ceramica.
Si sporse a guardare da sopra il cubicolo e vide la donna contorcersi abbracciando il nulla, con il volto stralunato dal piacere, mentre Selim, appoggiato alla porta chiusa, con un piede sulla tavoletta, sfogliava il cellulare, interamente vestito e apparentemente estraneo a ciò che accadeva a Cavanaugh.
«S-Selim?», chiamò la detective.
Lui non alzò neanche lo sguardo dallo schermo: «Io le darei ancora cinque minuti, hai fretta?»
«N-no, ma cosa sta succedendo? Non dovresti avere un cellulare! E cosa le stai facendo? L’hai morsa?»
«Certo che no. Voleva sesso, ma a me non andava, la sto accontentando in altro modo.»
«Ma stai usando i tuoi poteri!», sibilò lei, guardandosi attorno come fosse una ladra, una cospiratrice.
«Eh sì, lo confesso», mise la mano sul cuore, con fare teatrale, «farò ammenda, ma lo trovavo divertente.»
«D-divertente?»
Veronika rimase colpita da quella esternazione.
Selim si poteva divertire, poteva resistere all’impulso di nutrirsi pur stando in mezzo a tante persone, pur avendo il modo e l’opportunità per farlo senza essere scoperto.
Di nuovo, quello che aveva letto e studiato sui testi in accademia e sulle pubblicazioni governative le appariva falso, contraddittorio, incompleto.
O, forse, solo opportunamente falsato.
E se invece fosse stato tutto corretto e la spiegazione fosse stata un’altra?
Più semplice, ma più terribile. Selim la stava manipolando, stava recitando fin dall’inizio, ma il problema non era che lui stesse mentendo, ma che lei desiderava credergli.

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