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“Loro temono ciò che non conoscono e distruggono ciò che temono.”

Memorie dal Buio – Ucronia – Prologo

da | Giu 3, 2026

PROLOGO

Los Angeles, 23 dicembre 2012

L’immagine tremò a lungo prima di stabilizzarsi, tra disturbi, pixel e righe audio spezzate.

Poi una ragazza dai capelli rossi si chinò verso la webcam e il riflesso del monitor sulle lenti degli occhiali fece risaltare la ciocca blu che scendeva a lato della tempia e che la rendeva riconoscibile, diversa, particolare.

Il corpo magro, quasi consumato, passava in secondo piano.

Non era pettinata, non era elegante, ma quando si sedette e iniziò a parlare, nulla ebbe più importanza.

Nulla, eccetto la sua voce.

«Sono Jubilee Anne Travis e questo è il mio testamento», disse fissando la telecamera.

Di tanto in tanto si intravedevano gli occhi blu, subito nascosti dietro le grandi lenti da miope.

«Sto caricando tutte le prove delle mie ricerche. Salvatele. Diffondetele prima che oscurino il canale. Più occhi le vedranno, più possibilità avremo di fermare questa follia. E se domani non sarò qui… non piangete per me, ma continuate a lottare.»

Sul canale YouTube iniziarono ad apparire i file, mentre lei era ancora in diretta.

«La realtà non è quella che vi stanno raccontando. Questi documenti provengono da testi che il Vaticano classifica come apocrifi. Non sono leggende. Sono prove di contatti tra uomini e non umani e dimostrano una cosa. Non siamo mai stati soli.»

Attorno al suo volto si aprivano link e allegati, file di ogni tipo e immagini .jpg.

«Dopo la Notte della Rivelazione ho contattato Maylynn Joyce, ma ha accettato di parlare solo quattro giorni fa. Nel video che vedrete, lei conferma che i governi sapevano già tutto, che i soprannaturali erano reali e che non volevano la guerra, ma la convivenza.»

Nel riquadro inferiore apparve il volto pallido, quasi albino, di una giovane donna che parlava, priva di audio, mostrando di tanto in tanto affilate zanne non umane tra le labbra chiare.

«La nostra risposta è giunta meno di ventiquattr’ore dopo quell’appello, quando il presidente Baker ha autorizzato il bombardamento nucleare su Boston, il 21 dicembre 2012. Il giorno dell’apocalisse prevista dai Maya.»

La ragazza strizzò gli occhi e passò le dita sotto gli occhiali, la voce rotta dall’emozione: «Maylynn Joyce e la sua corte sono stati annientati, ma trecentomila civili innocenti sono morti con loro.»

Jubilee fece una pausa, cercò di deglutire e respirare, e alla fine si passò una mano sotto il naso: «Eppure… qualcosa ha fermato l’inferno. Lo avete visto tutti. Il fungo atomico è collassato su sé stesso. Si è chiuso in una semisfera perfetta, poi è sparito. Ci hanno detto che era una bomba intelligente, pulita, ma lo sappiamo tutti che nessuna spiegazione ufficiale regge… perché quella non è stata tecnologia militare», calcò la voce sull’ultima frase.

«Quattro maghi si sono sacrificati per creare una cupola di contenimento. Hanno salvato milioni di vite e sono morti per noi, e queste sono le loro foto! E ora ascoltate bene…»

Si voltò di scatto verso qualcosa fuori campo.

«Maledizione… sono già qui.»

Il suo silenzio teso fece percepire del brusio poco distante e, quando riprese a parlare, lo fece velocemente, masticando le parole, col volto più vicino alla telecamera, un volto terrorizzato: «Non esiste un’invasione soprannaturale. Non esiste uno sterminio pianificato da loro. I soprannaturali non sono il nemico. Il nemico è umano.»

Respirò giusto per riprendere subito a parlare: «Esiste una rete di potere che usa entrambe le parti per controllare tutto. Si chiama Cerberus.»

Alzò tre dita.

«Tre teste. Passato, presente e futuro. La Noah Enterprise riscrive la storia. Altera documenti. Modifica il passato fino a cambiare ciò che crediamo vero. La Solomon Society governa il presente. Dati, persone, economie, movimenti. Siamo già tutti nei loro archivi, consapevolmente o no. La Nova Tech Corporation controlla il futuro. Brevetti, innovazione, tecnologia. Decide cosa arriverà… e cosa no.»

Le notifiche continuavano a esplodere sullo schermo.

«Non sono entità separate. Sono un unico sistema di controllo globale.»

Jubilee guardò di nuovo la porta.

«Ci fanno credere che il problema siano i soprannaturali. Ma la guerra serve solo a questo sistema di potere, ricchezza e dominio. Una guerra interna crea una ricostruzione controllata, una nuova economia, una nuova élite e una nuova religione.»

La voce si incrinò appena.

«E nel frattempo la verità scompare, i documenti vengono riscritti, la memoria collettiva viene manipolata e la storia diventa un’arma.»

Un altro rumore fuori campo, più vicino, la fece balzare sulla sedia: «I-io non ho tutte le risposte… ma ho visto abbastanza per capire che ci stanno mentendo da entrambe le parti.»

Il respiro si fece corto, lo sguardo corse ancora alle sue spalle: «E se il passato può essere riscritto… allora anche il futuro può essere rubato.»

La porta tremò e lei alzò la voce: «Questo video è un punto di rottura. Sta a voi decidere se ignorarlo… o iniziare a cercare la verità.»

La porta esplose e i militari irruppero nella stanza, gridando e puntandole addosso i fucili: «Ferma! Mani sulla testa!»

Jubilee guardò lo schermo.

Poi loro.

Poi lo schermo.

Gli occhi pieni di lacrime non ancora cadute.

Un soldato incassò il calcio del fucile contro la spalla e glielo puntò al capo.

Jubilee allungò la mano.

Premette INVIO.

Un suono secco.

Lo schermo diventò nero.

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