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“Loro temono ciò che non conoscono e distruggono ciò che temono.”

I 10 consigli di Stephen King per scrivere un romanzo

da | Dic 21, 2025

Foto dal Web – Stand by me, ricordo di un’estate

Chi mi conosce, sa che per il Re dell’Horror ho una vera passione, nata nella preadolescenza e culminata in quella vacanza a Punta Marina in cui scoprii una bancarella di libri che vendeva tutti i testi che Stephen King aveva pubblicato fino ad allora (era il 1988) in edizione economica. Alcuni volumi della mia biblioteca sono ormai fuori stampa, pezzi rari come Danse Macabre o edizioni particolari dei suoi grandi classici, da It a Cujo. Quell’anno comunque, spesi tutta la mancetta della vacanza in libri e, pian piano, in quell’anno li lessi tutti.

Purtroppo sono un po’ indietro con la lettura delle sue ultime pubblicazioni, mi sono dovuta dedicare anche ad altri generi (e soprattutto saggi storici e scientifici mamma mia!), ma ho scoperto questa intervista in cui lascia dei consigli per gli scrittori e io li offro a voi, col mio personale commento in aggiunta.

Foto dal Web

𝟭) 𝗟𝗲𝗴𝗴𝗶, 𝗹𝗲𝗴𝗴𝗶, 𝗲 𝗹𝗲𝗴𝗴𝗶

Per scrivere bene bisogna leggere molto, moltissimo. Ma cosa dovresti leggere? Semplice: tutto quello che ti piace. Il bravo scrittore è dunque, in primo luogo, un appassionato lettore.

Chi lo fa per mestiere e non deve fare altro per vivere (tra cui tirar dietro una casa e la famiglia) può anche permetterselo, ma noi comuni mortali dobbiamo arrabattarci come possiamo tra quella che è una passione e le imposizioni della vita reale. Se King afferma di leggere oltre 70 libri all’anno, per puro piacere, significa che ne legge più di uno a settimana e difficilmente potremo eguagliarlo e quindi? Scegliamo bene i libri che possiamo permetterci di leggere e facciamolo con attenzione, appuntandoci magari frasi esemplari, o da ricordare, concetti che ci piacciono o da approfondire. Sarà più difficile dimenticarli e non saremo costretti a rileggere un libro già finito solo per ritrovare quello che ci ha insegnato. Purtroppo noi scrittori spesso siamo talmente assorbiti dal compito di scrivere, che leggiamo solo ciò che produciamo e questo, alla lunga, ci fa ripiegare su noi stessi, senza evolvere nello stile e nelle idee.

Foto dal Web – Pennywise

𝟮) 𝗦𝗰𝗿𝗶𝘃𝗶, 𝘀𝗰𝗿𝗶𝘃𝗶, 𝘀𝗰𝗿𝗶𝘃𝗶

Se vuoi fare lo scrittore, devi fare due cose sopra le altre: leggere molto e scrivere molto. Non conosco stratagemmi per aggirare questa realtà, non conosco scorciatoie.

E qui ha ragione da vendere. Personalmente ho imparato molto a scrivere attraverso il sito di Extremelot, che ora ha cambiato nome, ma è rimasta sempre una interessante piattaforma di gioco di ruolo fantasy “play by chat”. Ormai sono fuori dal “tunnel” da diversi anni, ma non posso non riconoscere a quell’angolo di web l’indiscusso ruolo di maestro di scrittura. Ci ha giocato pure Michela Murgia! In che modo è stato “scuola”? Innanzitutto sono state elaborate negli anni delle regole di scrittura testuale che io stessa ho poi scolpito e rifinito negli anni in cui sono stata Master del Fato (capo del gruppo che si occupava di creare le storie da mettere in scena per tutta la land). Tali regole seguivano molto le attuali scelte editoriali. Mi spiego meglio. Il gioco di ruolo play by chat si configura in una serie di “invii” di frasi mandate dal giocatore che muove il proprio personaggio all’interno della chat (sia essa una taverna o un giardino eccetera). Tali invii devono comprendere una descrizione dei movimenti del personaggio e delle sue espressioni e le parole che pronuncia. Una volta inviata la stringa in chat, tutti possono leggerla e rispondere, interagendo ciascuno col proprio personaggio. La costruzione della frase da inviare è il cardine del lavoro del giocatore e, di conseguenza, dell’autore. Quando i giocatori sono bravi, leggere le stringhe una dopo l’altra crea un meraviglioso romanzo corale. Ma cosa significa essere bravi? Significa cogliere le sollecitazioni degli altri, adattarsi, aggiungere qualcosa di proprio, interagire. Le regole per scrivere stringhe corrette non erano (uso il passato perché non so dopo il mio abbandono cosa sia cambiato) diverse da quelle per scrivere un buon paragrafo secondo un editore. In particolare lo “Show don’t tell” era chiamato “pensiero in azione” e l’allenamento delle stringhe di chat per far muovere il personaggio senza “tell” era uno dei più difficili. Un esempio: “Tessa guarda il guerriero pensando che sia proprio bello.” Qui l’errore è chiaro: chi legge non può sapere cosa pensa Tessa, può solo intuirlo da quello che io vado a descrivere. Corretto sarebbe: Tessa osserva il guerriero con occhi socchiusi, sognanti, sospira con un sorriso estatico sul volto: “Com’è bello quel guerriero”, sussurra nel vento.
Quanti ne ho corretti negli anni! Il succo però è questo: se vuoi scrivere bene, devi allenarti, così come se vuoi cucinare bene, suonare bene o fare una maratona. Però ci deve anche essere chi ti corregge e ti instrada, altrimenti non ci saranno progressi!

Foto dal Web – Shining

𝟯) 𝗦𝗰𝗿𝗶𝘃𝗶 𝗽𝗲𝗿 𝘁𝗲 𝘀𝘁𝗲𝘀𝘀𝗼

Nello scrivere il tuo libro, non pensare al pubblico, pensa invece a raccontare una storia a te stesso. Solo poi, quando riprenderai in mano il libro per la revisione, pensa agli altri lettori.

Consiglio d’oro. Se non scrivi per il tuo piacere, sarà un lavoro duro, pesante, ingrato. Certo però dal lato opposto, si incorre nel rischio di scrivere solo cose che ci piacciono, ci confortano, ci fanno prendere l’alzo rispetto al mondo che ci ha preso a calci e cosa esce da una penna frustrata? Uno sfogo, un personaggio talmente perfetto da vincere sempre e da divenire antipatico e piatto, una trama basata solo sulle rivincite dell’autore (giuste o sbagliate che siano). Quindi sì, scriviamo per il nostro piacere, ma non per rimediare agli schiaffi che la vita ci dà, per vendicarci dei torti subiti o per esorcizzare le nostre mancanze.

Foto dal Web

𝟰) 𝗩𝗶𝗮 𝗶𝗹 𝗱𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗿𝗶𝗼

Non frenare o ostacolare il tuo processo creativo con un dizionario dei sinonimi e contrari o con un vocabolario, né con un’enciclopedia. Lascia questo passo alla revisione, rimanda tutto quello che può interrompere la creazione vera e propria. Insomma, posa la penna – o lascia tastiera – solamente per andare in bagno.

Eh, se fossimo tutti scrittori pagati come King, sarebbe facile, ma quante volte io mi trovo a scrivere i capitoli la notte, prima di dormire, o mentre guido o mentre stiro, in modo da sedermi al pc, quando trovo il tempo, e tirare fuori pagine e pagine già scritte nella mia testa. Non posso permettermi di perdere tempo davanti alla pagina bianca. Faccio prima le prove dei dialoghi, testo varie scene, varie angolazioni, varie soluzioni e alla fine scrivo la più convincente. C’è però un grosso ‘MA’ che il Re non considera. Se scrivi un fantasy, il mondo si crea sotto la tua penna mentre lo fai, ma se scrivi un romanzo storico, la parte di ricerca deve per forza convivere con la parte creativa e, anche senza volerlo, un po’ la blocca!

Foto dal Web – cameo di King in un film tratto dal suo libro

𝟱) 𝗖𝗲𝗿𝗰𝗮 𝗶𝗹 𝗽𝗼𝘀𝘁𝗼 𝗴𝗶𝘂𝘀𝘁𝗼

Non tutti i posti sono ugualmente efficaci per scrivere un libro. E non si parla di design, di arredo o di ampiezza. L’importante è che il posto designato sia utilizzato solamente da te, e che, possibilmente, sia provvisto di una porta per isolarti dal mondo che ti circonda.

Anche questo un ottimo consiglio, non sempre applicabile, ma auspicabile. Io mi aiuto molto con la musica e scelgo quella più adatta al testo che sto scrivendo per periodo storico o melodia, ma anche con le immagini, le foto evocative o le riprese reali dei luoghi. In ultimo uso molto l’olfatto, tenendo nelle vicinanze il giusto incenso per quel giorno o il mio “stimolante letterario”, un profumo davvero particolare che è in grado di smuovere emozioni e creatività come null’altro. Qual è? Segretoooooo!

Foto dal Web – Sempre edizione bancarella

𝟲) 𝗜𝗹 𝗹𝗲𝘁𝘁𝗼𝗿𝗲 𝗶𝗱𝗲𝗮𝗹𝗲

Un libro non può piacere a chiunque. Di primo acchito devi pensare a te stesso, e non al pubblico. Nel momento in cui dovrai pensare ai lettori, invece di guardare al mondo intero, crea il tuo lettore ideale, decidendo quali sono le sue passioni, i suoi gusti e i suoi dubbi.

E anche qui sarebbe bello se fosse sempre vero. Forse per un autore arrivato è così, perché la casa editrice si beve qualsiasi cosa scriva, ma per un emergente è indispensabile avere un prodotto “vendibile”, ovvero di un genere che la casa editrice possa inserire in catalogo o comunque che le persone vogliano comprare. Non è raro infatti distinguere determinate “mode” editoriali che durano 2-5 anni (se siamo fortunati di più), nate da un primo testo che fa da apripista e poi proseguite da chi sale sul “treno fortunato”. Mi viene in mente la locomotiva di Anne Rice negli anni ’80, alla quale in moti hanno aggiunto un vagone per farsi trascinare dall’aspettativa che aveva creato con l’urban fantasy. Quindi, in buona sostanza, è corretto scrivere per sé e un lettore ideale, ma con un occhio anche a quello che il mercato vuole. Questo sempre che vogliamo davvero tentare di “sfondare”.

Foto dal Web – King e alcuni personaggi dai film tratti dai suoi libri

𝟳) 𝗦𝗰𝗿𝗶𝘃𝗶 𝗶𝗻 𝗺𝗼𝗱𝗼 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗹𝗶𝗰𝗲

Non cercare paroloni altisonanti: scrivi come mangi. Se è appropriata, usa la prima parola che ti viene in mente.

Mi trovo d’accordo in linea generale, con un importante distinguo. Se il personaggio è colto, DEVE parlare forbito, non si può sminuire una trama o un personaggio solo per renderlo più approcciabile. Mi vengono in mente molte citazioni, da Orgoglio e Pregiudizio, dove Lizzy afferma: “Quanto poca felicità duratura può appartenere a una coppia unita solo perché le passioni sono più forti della virtù…” o dai Promessi Sposi, dove Manzoni dice che “Il buon senso c’era; ma se ne stava nascosto, per paura del senso comune.” O ancora colui che non mi piace particolarmente, D’annunzio, ne Il Piacere quando canta: “Ella era bella come un’apparizione e il suo passo aveva la grazia lenta delle cose destinate a durare.”
Nessuno si sognerebbe di consigliare a questi autori (lo so che sono tutti morti LOL) di svilire la loro prosa perché il pubblico odierno preferisce letture facili. Io stessa mi rifiuto di setacciare la mia prosa per eliminare i paroloni grossi se sono funzionali al contesto. Piuttosto togliamo subordinate e preferiamo frasi più semplici, ma la ricchezza del linguaggio deve essere un traguardo, non un ostacolo, altrimenti perderemo la straordinaria varietà della lingua italiana.

Foto dal Web – L’edizione che ho in biblioteca

𝟴) 𝗩𝗶𝗮 𝗶𝗹 𝘁𝗲𝗹𝗲𝗳𝗼𝗻𝗼, 𝘃𝗶𝗮 𝗙𝗮𝗰𝗲𝗯𝗼𝗼𝗸

Elimina ogni distrazione. Il telefono, il televisore, la radio, i social network: queste sono distrazioni che possono intralciare il tuo processo creativo, e devono essere cancellate da tutte le tue sessioni di scrittura.

Assolutamente d’accordo, nulla da aggiungere. Non c’è niente di peggio delle interruzioni per far perdere la spinta creativa, la frase perfetta o anche solo il vocabolo giusto. Rileggendo i miei lavori mi rendo conto di quali parti siano uscite senza interruzioni e quali sono state funestate da vari intoppi. Ne va della scorrevolezza della scena o dell’intero capitolo. E la revisione successiva non sempre riesce a fare il miracolo.

Foto dal Web – Misery

𝟵) 𝗦𝗰𝗿𝗶𝘃𝗶 𝗱𝗶 𝗴𝗲𝘁𝘁𝗼

La prima stesura di un romanzo non deve essere frutto di una riflessione eccessiva: meglio scrivere di getto, senza dubbi, per lasciare al passo successivo i tagli e le modifiche.

Vero, nulla da eccepire. Ma come ho detto anche prima, è corretto a patto che il contesto lo permetta, perché alcune tipologie di romanzi necessitano sempre un occhio alla realtà e alla verosimiglianza. Se tutto l’impalcato si regge su leggi fisiche, reperti di laboratorio, fatti storici, non posso procedere solo con la mia fantasia.

Foto dal Web – L’edizione della bancarella

𝟭𝟬) 𝗗𝗮𝗶 𝘃𝗶𝘁𝗮 𝗮𝗶 𝘁𝘂𝗼𝗶 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗮𝗴𝗴𝗶

“Se lavori bene, i tuoi personaggi diventeranno vivi e cominceranno ad agire per proprio conto”. È sui personaggi che crei che si sviluppa la tua trama, e per questo devono essere vivi, e devono crescere pian piano durante il tuo racconto.

E con questa frase ci farei la maglietta! A chi veniva a lezione di gioco di ruolo a Extremelot, dicevo sempre di pensare il proprio personaggio a tutto tondo, di interpretarlo in ogni sfaccettatura in modo da renderlo credibile, vero, palpabile, anche se è solo una manciata di pixel in uno schermo o dell’inchiostro su una pagina. La mente infatti crea immagini di quello che stiamo leggendo, e spesso non ce ne rendiamo conto. Questa è la magia del testo scritto, del racconto narrato: creare immagini e ricordi nella nostra mente come se quei personaggi, i luoghi e gli eventi fossero reali. E più un autore è bravo, più riuscirà a far percepire anche ai lettori i medesimi suoni, profumi, sapori, sensazioni tattili e le medesime immagini che lui stesso ha creato e sognato.
Se sarò brava a far muovere Tessa o Cécile o Sarah, le vedrete come io le vedo.

Foto dal Web – La Torre Nera

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