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“Loro temono ciò che non conoscono e distruggono ciò che temono.”

Memorie dal Buio – Ucronia – Capitolo 27

da | Ago 23, 2026

PUNTO 27 – Il maggior pericolo che proviene dai Vampiri, è che nessuno sa cosa li spinga o cosa possano realmente fare.

Hollis scese dall’auto e si guardò attorno, nonostante Veronika fosse ben visibile in mezzo alla spianata desertica.

Camminava insicuro, sospettoso, mentre si avvicinava alla donna: «Dov’è Selim?»

«È partito sull’elicottero. Era diventato troppo rischioso per lui restare.»

Hollis serrò la mandibola: «Perché non siete andati alla casa sicura come avevo ordinato?»

«Ci stava controllando?», chiese lei, con le labbra rigide di tensione nervosa.

Lui fece cenno di no, sollevando il cellulare che teneva in mano: «Nel messaggio mi dice che ha catturato il mandante? Dove si trova?»

«Al sicuro. Prima di decidere se consegnarglielo o meno, voglio che scopra le carte con me.»

«Sono il suo superiore, non ho carte da scoprire, solo domande da fare. È sicura che sia il responsabile delle morti? Non posso darlo in pasto ai giornalisti e poi scoprire di aver fatto la figura del fesso.»

Veronika mostrò una chiavetta che teneva tra le dita della destra: «Qui ci sono tutte le prove che occorrono per incastrare il mandante, Lilith.»

Hollis spalancò gli occhi e Veronika sorrise soddisfatta della reazione che aveva causato, così proseguì: «Lilith, è una delle teste della Cerberus e fa capo alla Solomon Society. Portare avanti questa indagine vuol dire coinvolgere nomi importanti, ricchi e potenti. Avrà il fegato di farlo, capitano?»

«Possiamo farlo insieme, detective Parker. Se il materiale è buono e possiamo ottenere una condanna, mi preoccuperò personalmente di riabilitare il suo nome in modo che possa tornare a lavorare entro poco tempo», rassicurò muovendosi verso di lei. «Chi è Lilith?», chiese e si fermò a una decina di metri.

«Ci arriveremo. Ma mi permetta di dubitare di lei. Mi riesce difficile credere che voglia favorirmi, dopo che mi ha messo alle calcagna la polizia e l’esercito, trattandomi da traditrice.»

«Dovevo farlo, il presidente Baker ha tolto la fiducia al piano originale e ha disconosciuto il suo ruolo nella venuta di Selim. Avevo le mani legate. Se mi avessero rimosso dall’incarico, nessuno vi avrebbe protetti e passato informazioni.»

«E se semplicemente uccidessi Lilith? Eviteremmo problemi, un processo che potrebbero manipolare e la troppa attenzione mediatica.»

«No! Non è una buona idea», si affrettò a dire lui. «Ci abbasseremmo al loro livello!», terminò con più calma.

Veronika sorrise: «Strano, capitano. Disconosce l’abbassarsi a essere un assassino, eppure io ricordo i suoi racconti di guerra, di come ripuliva i nidi e le tane senza pietà alcuna per chiunque incontrasse. E ricordo il barbecue del quattro di luglio l’anno scorso. Un’occasione per tutti noi poliziotti di socializzare come parte della stessa squadra. L’ho ricordato solo oggi, purtroppo. Lei era davanti all’affumicatore, in pantaloncini e maglietta, con quel tatuaggio così visibile. Il bulldog dei Marines, Semper Fidelis, col suo nome di battaglia scritto accanto. Mad… Dog.»

Hollis serrò le labbra e Veronika cercò di dominare il tremore nella voce: «Mi dica solo una cosa, capitano Hollis. Perché allearsi con la Cerberus?»

L’uomo strinse più volte la mandibola: «Io amo questo paese, detective Parker. Ho combattuto per gli Stati Uniti d’America e per la difesa della mia città. Sapere che i burocrati del Congresso vogliono ridiscutere l’unica legge che si frappone tra l’ordine e il caos, mi ha fatto bruciare dentro un tale odio, che ho dovuto fare qualcosa. La Cerberus la vede come me, vuole ordine e pace, vuole indicare ai cittadini la giusta via per un progresso comune. E non mi guardi con quel disprezzo da liberale, Veronika. Lo sappiamo entrambi», disse puntandole contro il dito.

C’erano ancora molti passi tra loro e il vento si insinuò a creare un effimero mulinello facendo danzare i lunghi cappotti.

Veronika non ribatteva, gli lasciava la ribalta e lui rincarò: «La storia non è fatta per la democrazia assoluta. Gli uomini non sanno pensare, non sanno scegliere, non sanno decidere cosa è meglio per loro. Seguono il trascinatore di folle del momento, il James Burrows che esiste in ogni luogo e tempo, il politico che cavalca il loro sdegno e il disagio. Ecco perché vanno guidati, ispirati, condotti, anche forzati verso una direzione di progresso e stabilità sociale ed economica.»

Fece qualche passo verso di lei: «La storia è fatta per un governo di pochi illuminati che bilancino le sorti del mondo e garantiscano alla massa prona e indigente di vivere esistenze quiete e con un tenore sufficiente alla serenità. Solo così saranno felici e realizzati e non vorranno più delinquere.»

«Anche io ero come lei, capitano Hollis», disse Veronika, chiudendo la chiavetta nel pugno, «volevo avere controllo per sentirmi sicura. Dopo la guerra siamo tutti cambiati, vero? Io sono diventata una triste e insicura donna, un’agente inflessibile e senza compromessi, perennemente in lotta con me stessa e con tutto ciò che minacciava di sfuggire al mio controllo. Ma non è così che deve andare. E l’ho capito lavorando con Selim. La vita non è fatta di bolle sicure in cui nascondersi, ma di giuste battaglie da combattere e progressi da conquistare. Perché il vero leader non è colui che manipola le persone per mandarle avanti a combattere le sue guerre, ma chi è dinanzi a loro ed è il primo a iniziare il cammino, traendo forza da chi spontaneamente lo segue. Lei non è e non sarà mai un leader.»

«Selim l’ha traviata, detective, o l’ha solo dominata mentalmente? Io so che l’ha contaminata col sangue, ma l’ha voluto lei o è stata costretta?»

«L’ho voluto io e non me ne pento. Ho la coscienza pulita, mentre lei dovrà rispondere dell’omicidio volontario di Carol Taylor e il concorso in tutti gli altri casi attribuiti al Serial Killer

«Non ho avuto parte alcuna in quelle morti, erano tutte ordinate da Lilith. A me serviva solo che il piccolo mostro uccidesse qualcuno, dovevo fare in modo che Selim non andasse via. Lui doveva essere la preda della Cerberus, così io avrei pagato il mio debito con loro, avrei ottenuto la proroga della legge Boyle e avremmo tolto di mezzo un altro mostro, Selim! E non mi guardi con quell’aria scandalizzata, Parker! Carol Taylor era colpevole di almeno tre capi d’accusa per cui la sentenza è la morte! Ha creato un abominio, lo ha nascosto e allevato usando le sacche di sangue destinate a salvare vite umane, io ho solo fermato la sua follia.»

«Senza un equo processo», aggiunse lei. «Ora me lo dica, cosa vuole fare la Cerberus col sangue dei discendenti dei soprannaturali?»

«Non ne ho idea e non mi interessa, io sono l’ultimo arrivato, un pesce piccolo che sfugge alle maglie della grande rete globale della Cerberus. Voglio solo che la legge Boyle resti in vigore. Solo io posso arginare il degrado della città!»

«Sapeva che avevano tre non umani prigionieri dai tempi della guerra, proprio sotto la sede della Human First?»

Lui rimase tanto sbigottito da non riuscire a celare le espressioni e Veronika incalzò: «Chi è Lilith? Chi si nasconde dietro quel nome?»

Hollis sbuffò spazientito: «Non lo so, non la conosco… o lo conosco, neanche so se sia un uomo o una donna. Tutti alla Cerberus hanno un nome di battaglia. Non ho mai visto Lilith, ho solo scambiato alcune telefonate con lei… o lui… insomma, usava un sintetizzatore vocale! E poi sì, alcune mail col suo vice che si fa chiamare Lautus.»

«Il dottor Grand», rivelò Veronika.

«Lautus», disse Samael uscendo dall’ombra in cui si era celato, «in latino, il ripulitore.»

Hollis indietreggiò allontanandosi da entrambi: «Selim! È una trappola?»

Poi vide la tunica bianca che avvolgeva il corpo del vampiro, il turbante che copriva il capo e il lembo sul volto, la fusciacca rossa in vita e capì.

Samael avanzò verso di lui e Hollis estrasse la pistola senza preavviso, senza altre inutili minacce e gli scaricò addosso il caricatore.

Il vampiro, con la mano tesa dinanzi a sé, bloccò i proiettili contro un muro invisibile di energia: «Roger Hollis», iniziò Samael con tono solenne. «Umano, capitano della polizia unificata di San Francisco. Le prove raccolte durante l’indagine e la confessione resa al momento», sollevò il cellulare in cui la comunicazione era aperta in videoconferenza e mostrava all’altro capo dell’apparecchio, i volti di Etienne Corday e di un’altra decina di persone, «dinanzi alla Gherusia dell’Alleanza e al mondo intero che sta vedendo in diretta questo video, ti indicano come afferente a un’associazione eversiva nota come Cerberus con lo pseudonimo di Maddog. Sei emerso come responsabile della morte dell’infermiera Carol Taylor tramite dose letale di cianuro, di aver spinto un giovane vampiro ad attaccare un umano causandone la morte, in violazione della pace di Boston. Il tuo coinvolgimento nel complotto della Human First, atto a identificare e dissanguare gli umani dotati in minima parte di sangue soprannaturale, è accertato dall’associazione della tua persona al nome di iniziato Maddog. Il fine ultimo del complotto era quello di ingannare il popolo sulla reale situazione di pericolo, in modo da non perdere le prerogative di potere che la legge Boyle ti aveva concesso.»

Hollis continuava a puntargli addosso la pistola, anche se scarica, col ferro che traballava nelle sue mani: «Cosa stai dicendo? Perché parli con quel tono da giudice e giuria?», balbettò il capitano, con la voce incrinata dal dubbio.

Veronika si fece avanti: «Perché è quello che lui è. Il Giudice Samael di Tanis.»

Hollis guardò il vampiro e spalancò la bocca, paralizzato dal terrore.

«E quindi», intervenne il vampiro, «per liberare il mondo dalla tua vergognosa presenza, sei condannato a morte.»

Non ebbe il tempo di ribattere o perorare.

Il braccio di Samael si distese con una tale rapidità che la lama del pugnale sibilò nell’aria con una vibrazione sottile, recidendo il collo dell’umano fino alle vertebre cervicali.

Il vampiro si spostò di lato con un passo fluido e agile per non venire investito dal getto di sangue che invece colpì Veronika di traverso sulla giacca, facendola trasalire.

La donna osservò il corpo di Hollis accasciarsi al suolo, poi i propri abiti.

«Sentenza eseguita», dichiarò Samael, glaciale, continuando a riprendere la scena col telefonino.

*

Un applauso lento e sarcastico risuonò nella piana desertica, mentre l’aria crepitava di energia, offrendo la vista di una distorsione ottica.

Era come se il deserto vibrasse del calore del sole e l’aria divenisse rarefatta, generatrice di illusioni.

«Magia?», disse Veronika, ma Samael fece segno di no.

«Tecnologia, o l’avrei sentita. Eppure ha generato una perfetta illusione sensoriale anche per me.»

Una ventina di soldati in nero, con le massime dotazioni dell’esercito in attacco e difesa, divennero visibili e si disposero a cerchio impedendo la fuga di entrambi.

Tutti indossavano un casco con la visiera elettronica e perfino la donna, che in sei scortavano con dedizione, vantava le medesime protezioni.

La donna premette un bottone in un piccolo congegno che teneva in mano e il cellulare di Samael iniziò a crepitare, prendendo fuoco e lui lo lasciò cadere a terra.

«Lilith», disse Veronika, che non si oppose quando uno dei soldati la trattenne.

La maggior parte puntava Samael, ma in due puntavano anche lei, alla testa: «O forse dovrei dire, Beth.»

Il medico legale tolse il casco e si sistemò i capelli acconciati come quelli della Regina Elisabetta: «Quando l’hai capito?»

Veronika cercò di divincolarsi, ma la presa del soldato era tanto salda che sentì il dolore puntiforme delle emorragie sotto la pelle, ma anche il piacevole pizzicore del sangue di Samael che le risanava: «Ho iniziato a dubitare di te quando hai detto che avrei dovuto portarti le armi del delitto. Non solo non potevi sapere che le avevamo trovate, ma non potevi sapere che fossero due, non l’ho mai detto neanche a Hollis. Facendo rapporto a Lilith, avrebbe parlato di una sola arma, come gli avevo comunicato. Solo tu sapevi dell’operato dei killer e delle due pompe per aspirare il sangue.»

Beth sorrise dolcemente: «Per questo ho desiderato averti con noi, Nika. Non solo sei molto intelligente e un ottimo detective, ma la pensavi come me. Ti ho conosciuta in questi tre anni, quando facevamo le pause pranzo insieme, ho visto quanto odiavi i soprannaturali, quanto lottavi per opporti all’ingiusta supremazia maschile. Siamo uguali, io e te.»

«No, Beth, io non sono un’assassina.»

«Oh, ma lo sarai, ormai sei compromessa col sangue del re degli assassini», e si voltò. «Samael di Tanis. Che piacevole sorpresa aver preso proprio te. Dillo a Veronika, quanti morti hai sulla coscienza? I miei non sono che una minima parte di quelli che hai eliminato tu.»

«Io ho eliminato solo colpevoli di crimini efferati e adoratori di demoni», ringhiò avanzando di un passo.

«Non muovere un muscolo, vampiro. I visori di queste uniformi d’assalto permettono di vedere anche nelle illusioni dei non morti. E i proiettili dei caricatori sono al fosforo.»

Samael cercò di mediare: «Lascia andare Veronika, so che era un vampiro che volevi per la tua galleria degli orrori. Ora lo hai.»

Beth sorrise e si voltò verso la donna: «Ma io non voglio farle male. Le cose non sono mai bianche o nere, Nika. Ho sempre apprezzato la tua integrità e il tuo senso di onore e protezione verso il tuo paese e i suoi cittadini, per questo voglio offrirti un accordo, ottenere il tuo contributo nella Cerberus per traghettare il mondo verso questa nuova era di ordine e progresso. Aspetta prima di fare cenno di no», le disse guardando Samael. «Che ne dici di vuotare anche tu il sacco, vampiro, o continuerai ad approfittarti della buona fede di questa donna?»

Veronika era esterrefatta: «Cosa sta dicendo, Sam?»

«Sta cercando di manipolarti, rigira le carte in tavola», rispose il vampiro.

Beth avanzò di un passo e guardò Veronika direttamente, fronteggiandola: «Credi a lui che conosci da cinque giorni e non a me dopo tre anni?»

La detective scrollò il capo: «Beth, tu sei Lilith, a capo della Solomon Society, una delle tre teste della Cerberus. Lo neghi forse?»

«Non lo nego, ma quello che sai sulla Solomon non corrisponde al vero. Le informazioni sono state alterate apposta da Jubilee Ann Travis per dare fondo e sostanza a una teoria di complotti e macchinazioni atte a portare solo anarchia sociale e legislativa.»

«Non ascoltarla», intervenne Samael, ma Veronika deglutì e diede corda.

«Vuoi farmi credere di non aver ucciso quegli innocenti?»

«Non erano innocenti. Avevano antenati soprannaturali e, presto o tardi, il loro retaggio marcio e corrotto avrebbe compromesso tutti noi e molti di loro erano anche collaborazionisti, quindi avevano palesemente violato la legge marziale.»

«E perché inscenare quelle morti?»

«Quando fu presentata una prima mozione contro la legge Boyle, Hollis venne da me in obitorio a sfogarsi per la frustrazione di vedere tutto il suo lavoro buttato al vento. Fu allora che capii che poteva esserci d’aiuto, Lautus lo contattò e, in breve, stilammo un accordo.»

«Voi avreste lasciato i morti in pasto ai giornalisti, alzando l’asticella del senso di pericolo, in modo da non avere più esponenti del congresso che votassero contro la legge», intervenne Veronika.

«E in cambio Hollis avrebbe cercato di far venire qui un vampiro di una certa rilevanza, in modo che potessimo studiarlo e usarlo, esattamente come stavamo facendo per altre razze. Ci propose subito un piccolo e patetico imperfetto e, quando rifiutammo, mise in piedi questa sceneggiata per avere la scusa di contattare la Hermon e farci mandare un vampiro vero.»

«Stai solo confermando quello che sapevamo già», obiettò Veronika.

«Ma non la stai guardando dal nostro punto di vista. Non sappiamo molto dei soprannaturali. Conoscerli equivale a saperci difendere quando, in futuro, attaccheranno di nuovo.»

Samael fece un passo avanti e i soldati misero il colpo in canna: «Non è vero, nessuno di noi vuole attaccare!»

«È la tua parola di vampiro contro la mia», disse Beth. «Veronika, credi davvero che uno come lui non potesse ordinare a Gordon di fare qualsiasi cosa?»

«Cosa stai dicendo Beth?»

«Lo ha fatto uccidere apposta dalla folla. Per averti dalla sua parte, certo, ma soprattutto per dividere i cittadini, rialzare il livello di odio e contrapposizione tra le fazioni a favore e contro i soprannaturali. Più noi siamo divisi e indeboliti, più loro possono aver presa e controllarci.»

Samael fremeva a ogni parola, ribatteva, ma Beth continuava: «E Padre Uriel? Non era forse ancora vivo quando i miei sono andati via? Lui non doveva morire, dovevamo solo prendere poco sangue per dei controlli. Infatti a lui avevamo preso solo quattro sacche, sarebbe sopravvissuto. Samael invece li attaccò prima che potessero fermare l’emorragia e si rifiutò di aiutarlo.»

«Si sarebbe trasformato!», obiettò il vampiro. «Lui non era in grado di esprimere il consenso e io non lo volevo come figlio!», si voltò verso la donna. «Veronika, cosa vuoi che ne sappia lei più di me, di quando il mio sangue cura o quando trasforma?»

«Disgustoso!», commentò Beth che si frappose tra lei e il vampiro, riempiendo il campo visivo della donna. «Tu non sai cosa lui abbia preso dalle menti di coloro che ha indagato, hai solo il suo resoconto. Hai una indagine che lui ha pilotato fin dall’inizio, contravvenendo a ogni regola stabilita da te e Hollis e firmata dal tuo presidente. Lui ha deciso come muoversi e cosa farti sapere. Ha deciso quando stare con te e quando fare le cose a tua insaputa. Quando avete deciso di entrare alla Human First, sapeva già che saresti andata tu e che, per farlo, ti avrebbe dovuta contaminare col suo sangue; ti ha infiltrata mettendoti in pericolo.»

«Loro mi hanno drogata e mi stavano per dissanguare!», ringhiò Veronika.

«Ti hanno anestetizzata perché era l’unico modo per sottrarti al suo controllo mentale, ma quando ti sei svegliata, hai per caso trovato segni di aghi nel tuo corpo? No, infatti. Ti ha usata per entrare e liberare dei criminali. È un criminale il Licantropo Viho Zanna di Ferro, che guidava le truppe d’assalto che durante la guerra hanno ucciso oltre cinquecento civili. La fata Levantina ha ridotto le menti di trenta soldati dei corpi scelti a delle larve umane e il mago Desmond ha causato l’esplosione del Sunset District con almeno un migliaio di morti tra la popolazione e l’esercito. Ti sta controllando come un burattino, Veronika, ma in maniera così sottile che neanche te ne accorgi.»

«N-non ci credo», singhiozzò lei.

«Ti ha detto cosa dire al tuo capo, omettendo informazioni importanti. Quando ha avuto bisogno di contatti in città, ti ha spinto a rivolgerti a Foster e alla sua organizzazione eversiva, Algiz.»

Beth aveva colpito nel segno.

Tanti dettagli ora trovavano il loro giusto posto in prospettiva e, quando si voltò verso Samael, lui comprese di essere a un passo dal perderla: «Hai lasciato apposta lo zaino e la chiavetta perché io la vedessi. Con una password semplice. Ci contavi.»

«No, Veronika. Io non mi separo mai da quella lettera e dalla chiavetta. La password la scelse Tessa e non ho mai avuto cuore di cambiarla.»

Beth li ascoltava incuriosita e Samael proseguì: «Quando mi sento perso e viene meno la fiducia nel mondo e nella missione, riguardo quel video, ripenso a lei e a quando tutto questo è iniziato. Mi faccio sostenere dal suo ricordo e dai pochi, preziosi giorni che abbiamo passato insieme.»

«E come mai hai tirato fuori il video di Jubilee proprio al momento giusto?»

«Perché credevo di aver capito tutto. Ho peccato di orgoglio e superbia nel ritenere che la causa degli omicidi fosse banalmente l’epurazione etnica o la vendetta contro i collaborazionisti, sarebbe stato tipico di loro… dell’Ordine della Fenice», e fissò Beth, che alzò il mento, superba.

Veronika, al contrario, sussurrava appena: «F-fenice? Non mi hai mai detto nulla…»

«Ti ho detto che c’era molto di più sotto e da secoli, non volevo scaricarti addosso tutto il peso che porto», non si muoveva, non poteva metterla in pericolo, ma mosse almeno una mano, offrendola e alzandola verso di lei. «Mi hanno messo un dito davanti e io ho guardato il dito, non il volto che gli stava dietro. E anche con Gordon ho sbagliato e non l’ho mai nascosto.»

«Ma tu sei Samael! Come può uno come te commettere questi errori?»

Lui sorrise e il volto si illuminò di un’espressione completamente umana: «Io sbaglio, Veronika. Non sono Etienne con la sua rigida disciplina. Sbaglio molte più volte di quante immagini, ma lo faccio in buona fede, perché credo che sia la cosa giusta da fare. Ho vissuto così a lungo che dovrei essere allenato a non sbagliare, ma non è così. Perché le situazioni cambiano, gli uomini cambiano, la storia cambia e a volte, essere chi sono, con il fardello della mia eredità, è semplicemente troppo.»

Beth colse il dubbio nella ragazza e intervenne: «Lui è qualcuno che legge le menti delle persone, che le controlla, che può sparire alla percezione comune e che può spiare ogni cosa. Davvero nutri dubbi che ti stia ingannando? E basi tutto su ciò che Jubilee, una giornalista giovane e irruenta, riconosciuta come terrorista eversiva, disse in un delirante video? Allora perché non credere agli alieni? O al fatto che il 7G controlla le nostre funzioni vitali e può farci venire l’infarto a comando?»

«Non è quello che fa la Cerberus? Controllarci completamente dalla nascita alla morte?», disse Veronika con una esausta risata sarcastica.

«La Cerberus non fa quello che dice Jubilee. Si occupa di tanti aspetti dell’economia e della cultura, del commercio e dell’informazione, ma mentre lei dice controllo, noi diciamo verifica. Lei accusa noi di aver manomesso la Dichiarazione di Indipendenza, ma chi ti assicura che non l’abbia fatto lei con un banale programma grafico invece? E tutti quegli idioti che ora le credono, lo fanno non certo con spirito critico, ma perché lei dice esattamente quello che loro vogliono sentire. Quando lei dice che controlliamo i cittadini, non credi forse che sia quello che i cittadini hanno chiesto in consultazioni libere, i cui risultati sono stati portati all’attenzione del governo? Protezione, controllo, sicurezza. Hanno firmato un patto sociale dandoci accesso ai loro dati e agli spostamenti e noi li usiamo per proteggerli, individuando delinquenti e soprannaturali. Davvero vuoi condannare questo?»

«Veronika», intervenne Samael, «l’evoluzione della società non si ottiene con la coercizione, ma con l’esempio e l’accrescimento personale nella libertà di espressione.»

«E quando mai ha funzionato nella storia, vampiro? Tu più di tutti dovresti saperlo!», lo schernì Beth.

Samael strinse i pugni: «Veronika, ricorda cosa disse Tessa nel video. Un singolo uomo è ragionevole…»

«Chi è Tessa?», chiese infine Beth.

«…ma l’umanità è una massa irrazionale», concluse Veronika.

Beth inspirò spazientita: «Prendetelo!», ordinò, e i soldati avanzarono rapidi e letali.

Samael ingaggiò una lotta forsennata, in cui più volte venne colpito dai militari che si muovevano a una velocità inumana.

«Veronika! Non sono umani! Sono cust…», disse lui, prima di venir sepolto da cinque di essi.

Si rialzò facendoli volare via come bambole di stracci.

I soldati lo ingaggiarono di nuovo, ma stavolta il vampiro diede fondo a ogni potere e alla lunga esperienza di combattente.

Uno dopo l’altro li fece cadere, subendo ferite, restituendo dolore e sofferenza, facendosi strada verso Veronika, cadavere dopo cadavere.

Lanciò uno dei corpi contro gli ultimi soldati, per venire poi colpito da reti elettrificate e schiume paralizzanti che lo costrinsero in una genuflessione arresa.

«Sam!»

La donna si agitò e la presa sulle sue braccia si fece tanto serrata da farle lanciare un grido.

Sembrava che le ossa le si dovessero spezzare come ramoscelli, sotto la forza del soldato.

«Finalmente il sangue soprannaturale serve a qualcosa di utile. Obbedienza. Stabilità. Soldati che non tradiscono!», gioì Beth.

Il vampiro si divincolò per liberarsi, ma a ogni suo movimento seguiva una scarica elettrica che lo faceva gridare di dolore.

«Veronika! A questo serviva il sangue degli ibridi. Goccia a goccia hanno rubato il potere perché noi gli abbiamo sottratto la loro fonte all’inizio della guerra. Questo avrebbero fatto a me, che avrei preso il suo posto. Una spugna da spremere.»

Lei annuì, con gli occhi spalancati e le pupille strette nel terrore: «Beth, tu sei la prima ad aver ingannato me. E hai anche ingannato Hollis, non è vero?»

«A Maddog non è mai interessata la filosofia della Cerberus, lui voleva solo mantenere il suo potere sulla città. All’inizio abbiamo perseguito i medesimi scopi, poi abbiamo capito che si stava facendo scappare la nostra preda. Quando siete venuti nella mia sala autoptica ho visto che lui non aveva indosso la cavigliera, quindi abbiamo imposto a Hollis di riprendere il controllo, ma lui ha messo in scena la tragedia di quel piccolo mostro così come l’aveva architettata da diverso tempo. In questo modo ha ottenuto che il vampiro non andasse via e che i sostenitori della legge Boyle proliferassero, ma vi ha esposto e messo in pericolo, alzando il livello di guardia dei cittadini, cosa che non volevamo, quindi abbiamo creato il video col soldato Ewans, in modo che Hollis calamitasse su di sé l’attenzione.»

«E che tornasse a rivolgersi a voi per togliere le castagne dal fuoco», sorrise Veronika. «Ma quello che non puoi controllare, è che qualcun altro ha dato l’ordine ai Marines di venire al mio appartamento. Non è stato Hollis, né tu, perché entrambi volevate Samael e me vivi. Vuoi sapere chi è stato?»

«Chi?», chiese lei, rigida.

«Il Generale Bauer», rivelò la donna, che cercò di interpretare l’espressione sbigottita di Beth. «Ora confessamelo, me lo merito. A parte questi super soldati, che altro hai fatto col sangue di quella povera gente?»

«Non capisci l’importanza della scoperta, Veronika. Quando il microscopio a scansione della Solomon ha messo in evidenza una sostanza aliena in un campione biologico, abbiamo scoperto il nostro Sacro Graal. Il Sang Real. Il sangue degli dei e degli angeli. Manipolare quella sostanza mercuriale ci sta dando soddisfazioni inimmaginabili. Avrei condiviso queste scoperte con te, per creare quel mondo migliore che tante volte ti sentivo magnificare quando pranzavamo insieme, ma è evidente che hai fatto la tua scelta.»

«L’ho fatta, Beth. E non mi affilierei mai a una setta che uccide innocenti, manipola la storia ed è responsabile della peggiore guerra dell’umanità. Ma lascia che ti dica ancora una cosa. Tu hai fatto fuori Hollis, hai lasciato che Samael lo uccidesse prima di intervenire e palesarti, in modo da far ricadere la colpa su di lui in diretta mondiale. Ma non credere che altri non saranno pronti a farlo con te, al primo sbaglio.»

«Ma io non sbaglierò, Veronika. Io sono una delle Tre Teste e porterò alle altre due la preda più ambita, Samael di Tanis», e si rivolse al vampiro. «Se prometti di stare buono e collaborare, potrai vivere come nostro ospite in una cella. E Veronika non morirà, potremmo anche lasciarla nella cella con te», offrì Beth.

Samael fissò la compagna, che fece cenno di no.

Un istante dopo, sentì la timida carezza dei pensieri di lei.

Aveva imparato a comunicare con la mente: «Non farti prendere. Scappa.»

«Tu hai dubitato di me?»

«Solo per un istante, è vero. Ma quello che abbiamo vissuto è reale, quello che ho provato buttandomi dal Golden Gate è reale. Tu c’eri, tu mi hai preso mentre precipitavo. E non solo dal ponte, anche mentre precipitavo in un gorgo di arida assenza di emozioni nella mia vita. Mi hai preso in entrambi i modi. E mi hai salvato. Io mi fido di te. Devi vivere e fermarli. Solo tu puoi farlo, non io.»

Samael chiuse gli occhi sopportando stoicamente il dolore mentre tentava di alzarsi e di dilaniare la rete metallica, nonostante le scariche elettriche che ne facevano sfrigolare capelli e abiti, fino ad aprire profonde piaghe nella pelle.

Si bloccò solo quando l’odore del sangue di Veronika venne portato dal vento fino alla sua coscienza.

La vide, interamente bloccata da tre poliziotti, mentre Beth le incideva il braccio così profondamente, che le dita di lei si rilassarono, flaccide e paralizzate.

Il grido di dolore della donna era soffocato dalla mano di uno dei carcerieri, ma gli occhi esprimevano tutta la sua sofferenza e frustrazione.

Era una ferita che l’avrebbe condannata a morire dissanguata in pochi minuti, perché già la sua linfa vitale colava copiosa a battezzare la terra riarsa del deserto.

«Non sarei salita su quell’elicottero neanche sapendo che sarebbe finita così. Non ho rimpianti», disse lei, mente a mente, coi pensieri viziati da scariche di dolore che Samael percepì nettamente e che prese su di sé, alleviando quello di lei.

«Ma li ho io, Veronika, perché non ti ho protetta.»

«Resta solo una cosa da fare Samael. E tu la farai senza discutere. Per una volta in otto secoli e mezzo, tu obbedirai.»

«Veronika…»

«Va bene così, Samael.»

«Va bene così, Nika», concesse lui.

«E allora fallo!»

Veronika scrollò il capo liberando i capelli dalla crocchia e la bocca dalle mani del soldato e gridò: «Tunguska!»

*

All’alba, gli elicotteri sorvolarono la zona dell’esplosione, mentre le squadre in tuta anti radiazioni testavano i margini della voragine per scoprire la causa della devastazione che aveva creato un cratere di duecento metri di diametro, profondo abbastanza da far affiorare le acque del mare.

Sul suo fondo ribolliva il magma della faglia in spaccature radiali.

Era un lago perfettamente circolare con un’isola al centro, larga poco più di un metro, come un occhio dalla pupilla di sabbia vetrificata che mandava al satellite il suo ammiccante e oscuro riflesso nel nero delle acque e nei raggi rossi di brace del fondo.

*

Poco distante, una flottiglia di una trentina di imbarcazioni private, tra motoscafi e yacht, gommoni e barche a vela, lasciava per sempre la terraferma, dirigendosi verso la sagoma di una grande nave bianca con la croce rossa dipinta sullo scafo, che attendeva in acque internazionali, a venti miglia dalla costa.

A poppa di un piccolo yatch, Clara fissava il profilo degli Stati Uniti che si allontanavano, mentre gli altri passeggeri, il direttivo della Algiz, stretti nelle coperte per difendersi dal vento freddo e salmastro del mare, mantenevano un attonito silenzio, ognuno perso nei propri pensieri e ricordi, ognuno alle prese con il proprio bagaglio di emozioni e la certezza che una parte della loro vita fosse finita quel giorno.

Quando giunsero in vista della grande nave ospedale, le imbarcazioni, così piccole rispetto all’enorme cargo, vennero stipate nella poppa apribile e i passeggeri sbarcarono sulle passerelle di metallo, in un ambiente asettico e freddo, illuminato dalle luci al neon, ronzanti e fastidiose.

Clara cercò lo sguardo di Foster, ma sul suo volto lesse il dubbio e il timore di essere finiti in una trappola.

Pochi istanti dopo, una porta si aprì e ne emerse una bambina di sei anni che saltellò verso di loro col passo allegro: «Ciao a tutti! Benvenuti! Devo scrivere i vostri nomi, poi dovete salire di là, dal mio papà Davide, che vi visiterà.»

Si mise i lunghi capelli biondicci dietro l’orecchio e pose la penna sul foglio del suo taccuino rigido.

Foster sorrise e avanzò per primo: «Inizio io, ma tu invece come ti chiami piccola?»

«Io sono Tessa! Molto piacere!»

*

A Washington, il Generale Bauer entrò nella sala ovale con una valigetta nera di metallo incatenata al polso.

Il presidente Baker prese la sua chiave dalla collana che portava sotto la camicia e la aprì, estraendone una cartelletta e, da questa, una chiavetta USB che mise nel computer.

«Ci sono superstiti?», chiese al Generale.

«Non ce n’è traccia. È stata ritrovata della cenere organica nell’isola affiorante nel centro del cratere, il che ci fa pensare che tutti i presenti semplicemente siano evaporati.»

Il presidente alzò gli occhi sul Generale: «Definisca evaporati.»

«Il nome tecnico credo sia sublimati. Sono passati dallo stato solido al vapore in un istante. Come per effetto dell’atomica di Hiroshima. Ma non ci sono segni di radiazioni. Probabilmente non hanno sofferto.»

«Di questo mi importa poco, i soldati non erano che esperimenti di Beth, lei e Hollis non erano dei santi e non ne piangeremo la scomparsa. Hanno fatto troppi errori, ma per fortuna abbiamo scaricato la colpa dell’omicidio di Hollis e di Beth su Samael di Tanis e nessuno ha visto nulla», e aprì le foto satellitari, che mostravano la zona dell’esplosione, ingrandendo fino al massimo possibile. «Sicuro che non abbiamo foto o dettagli sufficienti per vedere finalmente in volto quel figlio di puttana?»

«No, Signor Presidente.»

Nella prima foto, trenta persone erano per lo più ammassate attorno a un punto, altre tre erano poco distante.

Nelle successive, il punto iniziava a divenire bluastro e, nello spazio tra due foto successive, ovvero meno di dieci secondi, aveva già l’estensione definitiva.

«E cos’è questa linea brillante e bianca che va dalla periferia al centro?»

«Pensiamo sia un riflesso della detonazione.»

«E cosa hanno fatto detonare? Qualche stronzata magica?»

«Riteniamo di sì. La zona non presenta radiazioni. Per i media abbiamo pronta una dichiarazione di scienziati affidabili. Diremo che è stata l’anticipazione del Big One.»

«Questo creerà ancora più caos e terrore nella popolazione, specie perché i centri sismici non hanno dato avvisaglie», osservò il Presidente.

«L’avvisaglia è questa. E il terrore ci permetterà di mantenere il controllo su San Francisco in attesa che qualcuno vada a sostituire Maddog nella polizia, ma soprattutto Lilith alla guida della Solomon.»

«Ottimo. Il congresso discuterà della legge Boyle tra due giorni. Mantieni alto l’allarme fino ad allora, in modo che non si raffreddi l’idea del pericolo», il presidente si alzò e tese la mano al generale, «mi congratulo con lei, Generale. Un’ottima prova.»

Al dito anulare del presidente, brillava l’anello d’oro con l’effige di un cane a tre teste.

Quando fu uscito, il Presidente si mise al telefono: «Hai sentito tutto? Bene. Siamo rimasti solo noi due. Voglio procrastinare ancora la scelta del sostituto di Elisabeth Bishop. Abbiamo altro da fare ora. Per esempio? Beh voglio che ti occupi di Bauer. Ha preso iniziative contro Maddog e Lilith prima del tempo previsto e il suo intervento ci è costato molti uomini, la possibilità di prendere Samael di Tanis e l’esposizione con il mondo. I nostri prossimi passi devono essere molto cauti. Bene, conto su di te.»

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